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Eseguita una o.c.c. in carcere nei confronti di 5 persone ritenute responsabili di tentato omicidio

 


Comando Provinciale di Catania - Paternò (CT), 05/01/2026 11:24

Su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, nelle prime ore della giornata, circa 50 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, con il supporto dello Squadrone Eliportato "Cacciatori di Sicilia", del Nucleo Cinofili di Nicolosi e del 12° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione a un' ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. 
Il provvedimento ha riguardato cinque indagati, gravemente indiziati, allo stato delle indagini e ferma restando la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, in concorso tra loro, di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi, reati aggravati dal metodo mafioso.
L'indagine, condotta dal settembre 2025 al dicembre 2025 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Catania e dal N.O.R. - Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Paternò, trae origine da altro procedimento penale, relativo al ferimento, avvenuto a Paternò il 30 agosto 2025 e apparentemente scaturito da futili motivi, di G.M.G., in relazione al quale, già in data 27 novembre 2025, F.A. era stato raggiunto da ordinanza custodiale in carcere.
Tale evento aveva determinato un' escalation di tensioni e propositi ritorsivi, anche in considerazione del fatto che il ferito è figlio di G.A., personaggio di spicco dell'associazione mafiosa A. di Paternò, articolazione territoriale della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, nonché cognato del capo della predetta associazione, A.S..
E infatti, le attuali investigazioni hanno documentato che, in data 01 ottobre 2025, a Paternò (CT), un commando composto dai 5 indagati (capeggiati dallo stesso G.A., nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari), di cui uno armato di pistola e uno di mazza, quale violenta e plateale reazione, si sarebbe recato presso l'officina meccanica del padre di F.A., come anticipato arrestato per il tentato omicidio in danno di G.M.G., e avrebbe esploso 3 colpi contro quest'ultimo, di cui uno lo attingeva alla mano sinistra.
L'impianto accusatorio si fonda su una complessa e articolata attività investigativa, sviluppata dai Carabinieri sotto il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, mediante attività tecniche e dinamiche. In tale contesto, assumerebbero straordinario valore alcune conversazioni captate immediatamente a seguito del primo ferimento, in ordine a espliciti propositi di vendetta da parte del clan A., come poi effettivamente verificatosi.
Appunto, poche settimane più tardi, il F., parlando telefonicamente con un familiare nel preciso momento in cui l'azione ritorsiva si stava consumando, avrebbe riferito di essere stato colpito da un colpo di arma da fuoco e di essere riuscito a difendersi e a mettere in fuga i propri assalitori solo grazie alla propria immediata reazione, avendo a quel punto egli risposto al fuoco nemico con la propria pistola, evidentemente custodita a portata di mano. Tale accadimento, seppur non denunciato dalla vittima, veniva comunque riscontrato tramite acquisizione del referto medico presso l'ospedale "Cannizzaro" di Catania, ove la stessa si era autonomamente recata, dichiarando falsamente al personale sanitario di aver patito un sinistro stradale.
Inoltre, proprio l'analisi delle comunicazioni registrate avrebbe consentito di apprendere dell' esistenza di un sistema di videosorveglianza installato presso l'officina della vittima, teatro dell' attentato. I militari dell' Arma procedevano, quindi, all' individuazione dell'impianto e all' acquisizione dei video di interesse dai dispositivi informatici sequestrati durante le operazioni relative all' arresto di F.A..
A seguito di una meticolosa analisi dei fotogrammi, i Carabinieri avrebbero cristallizzato la sequenza temporale dell' azione criminosa, le modalità operative e le responsabilità attribuibili a ciascun partecipante. Infine, gli elementi acquisiti hanno determinato, in capo agli indagati, la contestazione dell' aggravante di cui all' art. 416 bis c.p., essendo l'episodio maturato nel contesto associativo del clan A. ed essendo stato connotato da modalità organizzative ed esecutive univocamente permeate della metodologia mafiosa. Il solido quadro indiziario costruito ha conseguentemente permesso a questa Procura di richiedere, e al GIP del Tribunale di Catania di emettere, le odierne misure cautelari.

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