DALL'INFORMAZIONE (DI SAN MARINO)
Antonio Fabbri
San Marino finisse nell’inchiesta
in corso sul crac della Monte
dei Paschi di Siena. Adesso che
si stanno scandagliando tutte le
carte, infatti, non passano evidentemente
inosservati i datati
movimenti della banca toscana
con il Titano e in particolare con
Carisp. Il famoso furgone portavalori
stoppato dall’inchiesta
“Varano” della procura di Forlì
diretto alla Cassa di Risparmio
di San Marino prelevava, infatti,
dalla sede di Bankitalia nella provincia
attraverso Monte Paschi di
Siena. Passaggi dichiarati poi regolari
dalla Corte di Cassazione
italiana e che hanno visto anche
una archiviazione presso il tribunale
di Rimini ma che, adesso
che il caso della banca senese è
esploso, vengono probabilmente
passati sotto la lente degli inquirenti.
Così i magistrati di Forlì
hanno incontrato ieri i colleghi di
Siena impegnati nell’inchiesta su
banca Mps per discutere dell’indagine
forlivese datata 2009 che
portò all’arresto di 5 persone alle
quali all’epoca veniva contestato
un presunto riciclaggio di diversi
milioni di euro nella Repubblica
di San Marino, nel quale sarebbe
stata coinvolta, appunto, la filiale
del Monte dei Paschi a Forlì.
All’epoca vennero eseguite 16
perquisizioni e iscritte 40 persone
nel registro degli indagati. I
fatti sono noti e riguardavano il
flusso di denaro dal conto usato
presso Mps di Forlì dalla Cassa
di Risparmio di San Marino per
prelevare le banconote.
Scrivevano all’epoca i giornali:
“Milioni di euro varcavano il
confine senza i grandi giri messi
in piedi dai più fantasiosi artefici
della finanza creativa, ma semplicemente
grazie a un furgone
portavalori che andava a prendere
i soldi su ordine del Monte dei
Paschi di Siena direttamente alla
sede della Banca d’Italia di Forlì.
Una situazione comoda che ha
fatto gola a molti imprenditori e
ad altri che avevano “necessità”
di ripulire denaro frutto di evasione
o di qualsivoglia reato” (da
repubblica.it di Walter Galbiati
del 9/05/2009). L’allora presidente
di banca Mps, Giuseppe Mussari,
rispondendo ai cronisti nel giugno
2009, disse di non sapere nulla sul
coinvolgimento di una filiale Mps
su presunte attività di riciclaggio
e di aspettare serenamente gli
esiti dell’inchiesta. Va detto che
l’episodio del portavalori ha visto
poi il tribunale di Rimini, come
già aveva fatto la Cassazione, dichiarare
nel luglio 2012 che nel
caso del furgone nessuna violazione
era stata commessa. “Le
indagini di Forlì sono chiuse. Le
carte le conosciamo, l’unico collegamento
con Mps è a questa attività
del furgone portavalori che
non c’entra nulla con le vicende
attuali del Monte dei Paschi di
Siena. Quindi qualsiasi collegamento
ci sembra improprio”, afferma
Tito Masi presidente della
Fondazione Carisp-Sums.
Tutte le vicende legate a Mps, comunque,
appaiono oggi nell’’occhio
del ciclone. E tra queste
ce n’è un’altra che si intreccia
con San Marino. O meglio, con
un sammarinese. La vicenda è
quella della concessione di una
fidejussione da 8milioni di euro
finiti nell’inchiesta “il Principe e
la (scheda) Ballerina”. Fidejussione
concessa a Flavio Pelliccioni a
sua volta indagato nell’inchiesta
della procura di Napoli. I denari
usciti da Mps, secondo le indagini,
finirono alla camorra per
la costruzione di un centro commerciale
a Casal di Principe.
Antonio Fabbri
San Marino finisse nell’inchiesta
in corso sul crac della Monte
dei Paschi di Siena. Adesso che
si stanno scandagliando tutte le
carte, infatti, non passano evidentemente
inosservati i datati
movimenti della banca toscana
con il Titano e in particolare con
Carisp. Il famoso furgone portavalori
stoppato dall’inchiesta
“Varano” della procura di Forlì
diretto alla Cassa di Risparmio
di San Marino prelevava, infatti,
dalla sede di Bankitalia nella provincia
attraverso Monte Paschi di
Siena. Passaggi dichiarati poi regolari
dalla Corte di Cassazione
italiana e che hanno visto anche
una archiviazione presso il tribunale
di Rimini ma che, adesso
che il caso della banca senese è
esploso, vengono probabilmente
passati sotto la lente degli inquirenti.
Così i magistrati di Forlì
hanno incontrato ieri i colleghi di
Siena impegnati nell’inchiesta su
banca Mps per discutere dell’indagine
forlivese datata 2009 che
portò all’arresto di 5 persone alle
quali all’epoca veniva contestato
un presunto riciclaggio di diversi
milioni di euro nella Repubblica
di San Marino, nel quale sarebbe
stata coinvolta, appunto, la filiale
del Monte dei Paschi a Forlì.
All’epoca vennero eseguite 16
perquisizioni e iscritte 40 persone
nel registro degli indagati. I
fatti sono noti e riguardavano il
flusso di denaro dal conto usato
presso Mps di Forlì dalla Cassa
di Risparmio di San Marino per
prelevare le banconote.
Scrivevano all’epoca i giornali:
“Milioni di euro varcavano il
confine senza i grandi giri messi
in piedi dai più fantasiosi artefici
della finanza creativa, ma semplicemente
grazie a un furgone
portavalori che andava a prendere
i soldi su ordine del Monte dei
Paschi di Siena direttamente alla
sede della Banca d’Italia di Forlì.
Una situazione comoda che ha
fatto gola a molti imprenditori e
ad altri che avevano “necessità”
di ripulire denaro frutto di evasione
o di qualsivoglia reato” (da
repubblica.it di Walter Galbiati
del 9/05/2009). L’allora presidente
di banca Mps, Giuseppe Mussari,
rispondendo ai cronisti nel giugno
2009, disse di non sapere nulla sul
coinvolgimento di una filiale Mps
su presunte attività di riciclaggio
e di aspettare serenamente gli
esiti dell’inchiesta. Va detto che
l’episodio del portavalori ha visto
poi il tribunale di Rimini, come
già aveva fatto la Cassazione, dichiarare
nel luglio 2012 che nel
caso del furgone nessuna violazione
era stata commessa. “Le
indagini di Forlì sono chiuse. Le
carte le conosciamo, l’unico collegamento
con Mps è a questa attività
del furgone portavalori che
non c’entra nulla con le vicende
attuali del Monte dei Paschi di
Siena. Quindi qualsiasi collegamento
ci sembra improprio”, afferma
Tito Masi presidente della
Fondazione Carisp-Sums.
Tutte le vicende legate a Mps, comunque,
appaiono oggi nell’’occhio
del ciclone. E tra queste
ce n’è un’altra che si intreccia
con San Marino. O meglio, con
un sammarinese. La vicenda è
quella della concessione di una
fidejussione da 8milioni di euro
finiti nell’inchiesta “il Principe e
la (scheda) Ballerina”. Fidejussione
concessa a Flavio Pelliccioni a
sua volta indagato nell’inchiesta
della procura di Napoli. I denari
usciti da Mps, secondo le indagini,
finirono alla camorra per
la costruzione di un centro commerciale
a Casal di Principe.
