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COMUNICATO SU CONFISCA DIA A COSENZA

DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA Sezione Operativa di Catanzaro COMUNICATO STAMPA COSENZA: CONFISCATI DALLA D.I.A. I BENI DI PIETRO CITRIGNO. Dopo il primo sequestro del 14 gennaio scorso al quale era seguito un ulteriore analogo provvedimento, sempre emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Cosenza, questa mattina gli uomini della D.I.A. del capoluogo calabrese, coordinati dal Centro Operativo di Reggio Calabria, stanno procedendo alla confisca degli stessi beni riconducibili all’imprenditore cosentino Pietro CITRIGNO, condannato in via definitiva per usura nell’ambito del processo “TWISTER”. Gli investigatori dell’antimafia calabrese in occasione dell’attività di esecuzione del primo provvedimento avevano raccolto elementi significativi che confermavano la riconducibilità del “Centro Clinico San Vitaliano” di Catanzaro all’imprenditore del capoluogo bruzio, attraverso le due società MERIDIANA srl e RIACE srl, soggette a sequestro, proprietarie delle quote della citata struttura sanitaria. Oltre alla clinica catanzarese le risultanze raccolte e rappresentate al Tribunale di Cosenza avevano determinato l’emissione di un successivo provvedimento di sequestro, emesso in data 26 febbraio scorso, che interessava ulteriori beni ricompresi nel compendio aziendale delle società Meridiana e Riace, il cui sequestro rappresentava un’estensione del primo provvedimento. Oggi gli uomini della D.I.A. stanno confiscando quei beni, in esecuzione di un provvedimento di confisca disposto dalla medesima autorità giudiziaria che ha ricompreso nel provvedimento ablativo anche il Centro Clinico Ortensia di Cosenza. Fondamentalmente l’attuale provvedimento di confisca, ad estensione dei precedenti sequestri, che consideravano il 2005, individua il limite temporale del 2010 per quanto riguarda la ritenuta sussistenza della pericolosità sociale del CITRIGNO e dell’illegittima provenienza dei beni acquisiti dallo stesso e dai propri familiari sulla base della sproporzione fra i redditi dichiarati e gli investimenti realizzati. Ulteriore e significativo dato è rappresentato dall’aver opportunamente valorizzato risultanze investigativo-giudiziarie che, sebbene datate, forniscono una ricostruzione dell’origine illecita del cospicuo patrimonio dell’imprenditore Citrigno, oggi sapientemente distribuito ai congiunti. Con riferimento alle complesse risultanze degli accertamenti patrimoniali eseguiti dagli uomini della D.I.A. il Tribunale del capoluogo bruzio ha individuato in primis gli elementi da cui desumere la pericolosità del proposto. In tale ambito il Tribunale ha avuto modo di osservare che dagli atti del procedimento penale cd. Twister “ … emerge non solo il consolidato ed allargato sistema di usura posto in essere dal Citrigno almeno già dagli anni settanta, ma altresì la contiguità ( e non già intraneità) del medesimo ad alcuni esponenti di spicco delle consorterie criminose operanti nel territorio cosentino …”. In particolare, muovendo dalle citate risultanze investigative, Pietro Citrigno è risultato “… soggetto equidistante da entrambi i clan di spicco operanti nel territorio cosentino, che aveva bisogno di protezione a livello delinquenziale, al fine di tutelare le proprie attività imprenditoriali, nonché quale soggetto noto negli ambienti delinquenziali per il suo allargato giro usura …”. Ulteriormente è stato sottolineato che il proposto ha “ …continuato a tenere comportamenti antisociali e penalmente rilevanti anche successivamente alla grave condanna per usura riportata, condotte, a ben vedere, sempre finalizzati ad ottenere profitti illeciti. Tanto si evince, in particolare dalla vicenda sottesa al procedimento penale pendente presso il Tribunale di Paola, nell’ambito del quale Citrigno è imputato in relazione al reato di estorsione aggravata …”. Pertanto, sul punto il Tribunale ha concluso affermando che risulta “ … incontestabile la pericolosità del Citrigno in quel periodo temporale coincidente e successivo ai fatti di cui al procedimento Twister, per come evidenziato, e ciò in ragione del consolidato sistema di usura attuato dal Citrigno in quel periodo, e degli acclarati rapporti intercorrenti con esponenti di spicco della criminalità organizzata, che consentono di ritenere il proposto soggetto all’epoca dedito a traffici delittuosi e che viveva, prevalentemente, di proventi delittuosi che, d’altronde, il Citrigno ha continuato a porre in essere almeno fino al 2010, epoca di commissione del grave reato di estorsione contestato e suidicato…”. Appurata, quindi, la pericolosità sociale dell’imprenditore cosentino, la competente Autorità Giudiziaria si è doverosamente soffermata sulla sussistenza dei presupposti legittimanti la confisca dei cespiti già posti sotto sequestro. Sul particolare tema, il Tribunale adito, opportunamente valutati gli argomenti addotti dalla difesa, ha ritenuto di puntualizzare che risulta “ … oltremodo significativa la circostanza che la maggiore sproporzione tra redditi dichiarati od attività economica del proposto ed acquisti effettuati, si collochi proprio negli anni 2000/2002, vale a dire in epoca contestuale od immediatamente successiva alle condotte usurarie giudizialmente acclarate, dato questo che denuncia incontestabilmente la sussistenza di una fiorente e redditizia attività delittuosa, parallela all’attività economica svolta, fonte della maggior parte dei proventi della famiglia Citrigno. …”. Quindi, alla luce di quanto emerso, si devono “ … confermare le conclusioni già formulate nel provvedimento di sequestro, avendo il Citrigno Pietro ed i suoi familiari sempre dichiarato redditi non elevati, non disponendo, nel tempo, di fonti di reddito o di risorse finanziarie lecite idonee a giustificare gli acquisti di beni e gli incrementi patrimoniali sopra indicati. …”. Ulteriormente, il Collegio ha considerato “ … ragionevolmente probabile che Citrigno Pietro abbia posto in essere una condotta simulatoria, che si è esplicitata attraverso lo strumento della fittizia intestazione dei beni alla moglie ed ai figli, uno stratagemma che doveva servire ad occultare un ricchezza immobiliare altrimenti non giustificabile, mediante l’affidamento dei beni stessi a persone di cui poteva fidarsi. …”. Conclusivamente, il Tribunale ha ritenuto “… in ragione dell’accertata sperequazione e della prodromica accertata pericolosità del Citrigno, in concreto manifestatasi sino al 2010, di poter accogliere la richiesta di applicazione di misura patrimoniale, …”. Così confermando “ … le conclusioni già ampiamente illustrate nel provvedimento di sequestro, sotto il profilo della illegittima provenienza dei beni, …”. Catanzaro, 30 luglio 2014

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