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Criminalità: 18 arresti per traffico di stupefacenti, estorsioni, sequestri di persona e tentato omicidio


 Comando Provinciale di Roma - Roma, 06/05/2026 08:35

Dalle prime ore della mattina, a Roma, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del locale Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura capitolina, nei confronti di 18 persone (16 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio,  alcuni dei quali aggravati dall’aver agito con modalità mafiose.

La misura restrittiva trae origine da un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, avviata nel mese di maggio 2025 sotto l’egida della DDA romana, che ha consentito di raccogliere elementi probatori in ordine all’operatività di un sodalizio criminale dedito all’importazione dall’estero e alla distribuzione all’ingrosso a diverse piazze di spaccio della Capitale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. A tale associazione criminale, una delle più pericolose della Capitale, sono state contestate le aggravanti della disponibilità di armi e del “metodo mafioso” tenuto conto del controllo del territorio esercitato sulle attività di spaccio, delle modalità violente e minatorie nel recupero dei crediti di droga e della vicinanza dei vertici a importanti referenti del clan Senese. Emblematici, in tal senso, sono:

-     il sequestro di persona del padre di un intermediario che veniva prelevato a Sulmona (AQ) e condotto all’interno di un’abitazione, al confine tra l’Abruzzo e il Lazio, dove gli veniva puntata una pistola alla testa e costretto a inviare messaggi al figlio finalizzati a fargli restituire la somma di 200 mila euro, destinati all’acquisto di hashish, che questi aveva trafugato all’organizzazione;

-     l’estorsione a un intermediario marocchino, di stanza in territorio spagnolo, che veniva minacciato di morte al fine di fargli restituire la somma di 50 mila euro consegnata come anticipo di un carico di stupefacenti mai giunto in Italia;

-     l’estorsione a un pusher insolvente, il quale veniva portato presso una chiesa, ove veniva percosso brutalmente con calci e pugni e con un calcio di una pistola alla testa, al fine di fargli consegnare la somma di 35 mila euro. 

Nel corso delle investigazioni sono sorti contrasti per la spartizione delle piazze di spaccio con un sodalizio rivale che sono culminati in due tentati omicidi, di cui sono state ricostruite le fasi organizzative ed esecutive, avvenuti nel quartiere Tuscolano il 23 novembre e l’11 dicembre 2025. Nel corso degli agguati, a seguito dei quali sono rimasti feriti due appartenenti alle cosche rivali, sono stati esplosi sulla pubblica via numerosi colpi d’arma da fuoco, mettendo a rischio l’incolumità di eventuali passanti e creando un serio allarme sociale. La faida in corso tra le due consorterie continuava nei mesi a venire e i Carabinieri sono riusciti a sventare, in almeno 5 occasioni, tra il 14 e il 19 aprile 2026, l’esecuzione di altrettanti attentati omicidiari. Per eseguire i delitti ed evitare di essere individuati, i capi dell’organizzazione hanno anche assoldato un killer cileno, prelevandolo direttamente in Spagna e facendolo nascondere, unitamente ad altri componenti del commando, in una villetta di Ciampino.

L’ indagine ha consentito di documentare un allarmante quadro generale in relazione alla permeabilità del sistema carcerario, con particolare riferimento alla casa circondariale di Roma Rebibbia; l’organizzazione è risultata in costante contatto con diverse figure di altissimo spessore criminale attualmente detenuti presso il carcere romano di Rebibbia.  Inoltre, dalle attività di intercettazione è emersa la facilità del gruppo nel condizionare le assegnazioni dei detenuti nell’ambito del carcere di Rebibbia e di commissionare spedizioni punitive dei detenuti con i quali insorgono contrasti in ambito criminale.

Si precisa che il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari, per cui gli indagati sono da ritenersi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.

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