Una violenta aggressione, sfociata con la morte di un cittadino egiziano colpito alla testa con un cacciavite all’interno della stazione ferroviaria Palmiro Togliatti a Roma, è alla base dell’arresto in flagranza di un 22enne da parte dei poliziotti del Compartimento Polizia ferroviaria Lazio con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Gli investigatori, infatti, durante l’indagine per trovare il responsabile del violento omicidio di metà luglio, si sono imbattuti in uno scenario più ampio, nel quale, ogni pomeriggio, la stazione ferroviaria si trasformava in una fiorente piazza di spaccio frequentata da numerosi acquirenti.
Gli agenti hanno ricostruito il consolidato sistema di vendita, con il capo del gruppo criminale posizionato sul cordolo di una scala della stazione e, uno dopo l’altro, gli acquirenti che gli si sedevano accanto. Una breve conversazione e poi lo scambio del denaro con la dose. Il tutto sotto l’occhio vigile di alcune vedette pronte a segnalare qualsiasi movimento sospetto.
Dopo giorni di appostamenti, gli investigatori hanno notato che l’uomo, forse a causa del clamore suscitato dall’omicidio, non si presentava più ai consueti appuntamenti, così, ipotizzando si fosse spostato, hanno ampliato il raggio delle ricerche e lo hanno individuato dopo alcune ore sotto un vicino cavalcavia.
Vistosi alle strette l’uomo ha tentato la fuga, ma è stato bloccato dagli agenti che nel corso della successiva perquisizione hanno rinvenuto all’interno di un borsello 40 involucri di stupefacente di tipo cannabinoide e una cospicua somma di denaro, presumibilmente guadagnata con l’attività di spaccio.
Dai servizi di osservazione messi in atto, gli investigatori hanno considerato l’esistenza di una base operativa usata dall’uomo come deposito, individuando, tra le varie ipotesi, i locali di una cooperativa sociale per il recupero di persone condannate dove l’uomo lavorava e nei quali, a totale insaputa dei responsabili della struttura, conservava la merce.
Secondo quanto accertato dagli investigatori, infatti, di mattina l'uomo lavorava presso la cooperativa sociale, dove aveva seguito anche percorsi formativi nel settore del giardinaggio mentre nel pomeriggio gestiva una ben più redditizia attività di spaccio al dettaglio.
Durante la perquisizione dei locali avvenuta con l’ausilio del Reparto cinofili della questura di Roma, sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 7 chili di cannabinoidi, pari a circa 46.000 dosi che avrebbero fruttato circa 500.000 euro di guadagni illeciti.
L’uomo, infine, durante i successivi accertamenti, avrebbe fornito agli investigatori ulteriori elementi utili per chiarire alcune delle dinamiche che sono poi sfociate nel violento omicidio per il quale i poliziotti della Ferroviaria hanno già arrestato nei giorni scorsi l’autore.