Passa ai contenuti principali

DIA MESSINA: CONFISCA DA 25 MILIONI



Direzione Investigativa Antimafia Sezione Operativa di Messina COMUNICATO STAMPA CONTINUA L’AGGRESSIONE AI PATRIMONI MAFIOSI. La Direzione Investigativa Antimafia di Messina confisca beni per un valore stimato in 25 milioni di Euro Il 6 dicembre 2013, il Tribunale di Messina - Misure di Prevenzione di Pubblica Sicurezza - in accoglimento ad una proposta scaturita da un’indagine diretta dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, Dr. Vito DI GIORGIO, sotto il coordinamento del Procuratore Capo, Dr. Guido LO FORTE - ha disposto la confisca di tutto il patrimonio, per un valore stimato di 25 milioni di euro, a carico di un noto imprenditore LAMONICA Antonino, sospettato di contiguità con esponenti di spicco di gruppi mafiosi operanti nella fascia tirrenica-nebroidea della provincia di Messina. A carico del medesimo, considerata la sua pericolosità sociale, è stata altresì disposta, dalla stesse Autorità, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di 2 anni. Il provvedimento del Tribunale peloritano, accogliendo in toto, tutte le conclusioni dell’articolata attività di investigazione patrimoniale, posta in essere dalla D.I.A. di Messina nel marzo e novembre del 2012, ha condotto alla confisca dell’ingente patrimonio nella disponibilità dell’imprenditore, anche attraverso schermi societari comunque allo stesso riconducibili. Nelle indagini che hanno permesso la confisca dei beni all’imprenditore di Caronia Antonino LAMONICA, la DIA di Messina e la Procura peloritana hanno opportunamente valorizzato le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, ex capo dei “Mazzarroti”. Infatti, in un passaggio del provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Messina, il Bisognano, nel ricostruire gli assetti mafiosi radicati nella zona di Barcellona tra il 1980 e il 2008, sottolinea, con dovizia di particolari, che il LAMONICA Antonino, era un imprenditore di Caronia molto vicino al pluripregiudicato Giuseppe LO RE, detto Pino. Nel parlare di vicinanza il Bisognano afferma che il LO RE era il referente del LAMONICA per la zona compresa tra Caronia e Santo Stefano di Camastra per ciò che concerne gli appalti pubblici. Tale contiguità, permetteva al LAMONICA e quindi al suo gruppo societario l’aggiudicazione, in spregio delle normali regole di concorrenza, di lucrosi appalti e subappalti, come è avvenuto per il completamento dell’autostrada “A20 ME-PA” e per i lavori di metanizzazione di alcuni Comuni nebroidei. Il collaboratore confermava altresì che il LAMONICA Antonino versava, quale controprestazione dei vantaggi ottenuti, a Pino LO RE una parte del denaro ricavato dai lavori che ottenevano. Le conoscenze del Bisognano con il LAMONICA risalivano a far data degli anni novanta, periodo in cui aveva avuto l’incarico, da parte della cosca barcellonese, di “attenzionare” lo stesso Pino LO RE, poiché si stava “allargando” nella gestione degli appalti pubblici nella zona di Caronia, Acquedolci e Santo Stefano di Camastra. Considerata l’anomala espansione economica di LO RE, dalla cosca non autorizzata, il collaboratore Bisognano fu incaricato di monitorare la situazione, scoprendo che il LAMONICA Antonino, era un imprenditore molto vicino a Pino LO RE e questa stessa vicinanza, aveva permesso a tutto il gruppo imprenditoriale di registrare un vorticoso aumento di fatturato. Nello specifico l’ex boss dei Mazzarroti ha spiegato che i rapporti di vicinanza tra l’imprenditore e Pino LO RE sono stati, quantomeno in essere, fino all’atto del suo arresto, avvenuto nel novembre del 2003. Nell’ordinanza di confisca che ha disposto l’ablazione di tutto il patrimonio in capo a Antonino LAMONICA, il Presidente della Sezione misure di prevenzione, Nunzio Trovato, si sofferma sulla «pericolosità sociale» dello stesso, sottolineando che LAMONICA, attraverso la “Eco Service Srl”, ha intrattenuto nel 2007 numerosi rapporti di affari con diverse imprese aventi sede nelle province di Trapani e Palermo, tra cui la “Atlas cementi Srl”, con la quale venivano riscontrate forniture di materiali per un significativi importi. Tale ultima società, riconducibile a Rosario Cascio, ritenuto organico a Cosa nostra, è stata recentemente sottoposta a sequestro dal Tribunale di Agrigento ed era già stata oggetto di sequestro preventivo, adottato dal gip del Tribunale di Palermo il 24 febbraio 2009. Per Il Tribunale di Messina Antonino LAMONICA sarebbe soggetto «contiguo a sodalizi mafiosi» presenti nella zona nebroidea della provincia di Messina che agisce secondo i consueti canoni dell’intimidazione e della prevaricazione, mirando ad inserirsi a pieno titolo nella costruzione dell’autostrada Messina-Palermo, tra Furiano e Santo Stefano di Camastra, ottenendo «indebiti benefici economici che riuscivano a imporre sul mercato in spregio alle regole della libera concorrenza, come dimostrato dall’episodio dell’estorsione ai danni del Consorzio Caronia Uno». Nelle attività investigative condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia, a carico di LAMONICA Antonino, erano emersi significativi elementi comprovanti un quadro di pericolosità sociale derivante dall’anomala ascesa imprenditoriale del LAMONICA, da tempo a capo di un consolidato gruppo con interessi anche extra-regionali ed un vorticoso fatturato annuale; l’esistenza di una evidente discrasia tra i beni disponibili ed i redditi ufficiali; il coinvolgimento in diversi procedimenti penali per reati di stampo mafioso, come emerso nelle operazioni: “Barbarossa” del 1999 (nella quale LAMONICA Antonino veniva colpito da misura custodiale in carcere e condannato in 2° grado a 3 anni e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento ad € 800,00 di multa), “San Lorenzo” del 1999 (che vedeva coinvolti personaggi di assoluto rilievo criminale, quali i noti LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro) e “Montagna” del 2007. La confisca ha interessato diversi contesti societari (5 imprese), comprendendo i relativi patrimoni aziendali, parco auto (vetture di grossa cilindrata, quali una BMW “X6”, una “Audi A6 3.0”) e rapporti finanziari, per un valore di mercato di circa 25 milioni di euro. Messina, 30 dicembre 2013.

Post popolari in questo blog

LE MINACCE DI MAFIA A SALVO PALAZZOLO DEVONO FARCI RIFLETTERE di Giuseppe Lumia

Non sono le solite minacce, che comunque sono sempre gravi e non vanno mai sottovalutate soprattutto quando provengono dalla mafia.

Salvo Palazzolo ha messo  in evidenza che in un quartiere popolare di Palermo, famoso ahimè nel mondo, lo Zen, sono state distribuite derrate alimentari da parte di un certo Cusumano, il cui fratello era stato già coinvolto in fatti di mafia. Si tratta di tutto un mondo legato ai Lo Piccolo, che esercitano ancora il loro dominio su diversi  mandamenti mafiosi.

Perché c’è da rifletterci sopra? Perché per la mafia è decisivo mantenere un suo perverso sistema di welfare sociale, non per dispensare beneficenza o diritti ma per esercitare un dominio potente e soffocante.

Cambiano i capi, si alternano le leadership, da Riina e Provenzano a Matteo Messina Denaro e ai giovani come i rampolli dei Greco, ma per loro è sempre indispensabile tenere sotto i tacchi la vita quotidiana di chi soffre ed è in difficoltà reale.

Questo consente ai boss di mantenere in piedi…

PIERA AIELLO: È UN ONORE ESSERE TRA LE 100 DONNE DEL 2019

Con grande onore sono stata inserita nel programma della BBC  “100 women of 2019” dove hanno partecipato anche  donne vincitrici del premio Nobel. Ringrazio la BBC e dedico questa nomination alla mia famiglia, a Rita Atria e a Paolo Borsellino, persone a me care che mi hanno permesso di essere la donna che sono oggi.

MATTARELLA 40 ANNI DOPO. HA ANCORA SENSO FARE MEMORIA PERCHÉ ATTUALISSIMO E PERCHÉ LA VERITÀ NON È VENUTA FUORI di Giuseppe Lumia

Dall’omicidio di Piersanti  Mattarella sono passati ben 40 anni. Non sono pochi. L’oblio per anni aveva preso il sopravvento. Adesso bisogna ritornarci, ritornarci con rigore  e capire di più e consegnare così alle nuove generazioni una memoria di Mattarella potente, potremmo dire “pericolosa” perché non scontata, burocratizzata, addomesticata ma viva, dinamica che vuole il cambiamento e vuole ispirare chi intende liberarsi dalla mafia e dal  suo sistema di relazioni.

Il Leader politico e il Presidente della Regione Mattarella aveva ben tre muri da abbattere per realizzare il suo sogno di cambiamento:

1) Il muro di Cosa Nostra. Un muro consolidato e costruito in due secoli di penetrazione nella società, nell’economia e nella politica. La Democrazia Cristiana scelse nel dopoguerra di andare a patti con la mafia in funzione anti-sinistra dopo che nel 1947, alle prime elezioni libere per l’elezione dell’Assemblea Regionale, vinse il “Blocco del Popolo”. Con la strage di Portella delle G…