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I TESTIMONI DI GIUSTIZIA SONO UNA RISORSA PREZIOSA DA COLTIVARE E NON UN PROBLEMA DA ELUDERE di Giuseppe Lumia

  Sui Testimoni di Giustizia qualcosa non va. Sembra aleggiare ancora una volta una sorta di pregiudizio che colpisce la dignità e la possibilità dei Testimoni di Giustizia di essere considerati una straordinaria risorsa della Democrazia nella lotta alle mafie e non un problema da scansare o addirittura da ridimensionare.   Per anni e anni abbiamo cercato in tutti i modi di far comprendere che i Testimoni sono cittadini coraggiosi che scelgono di rompere con l’omertà e denunciano con fatti circostanziati le mafie, mettendo in gioco tutto di sé, della propria attività professionale e del destino delle loro stesse famiglie.   Prima venivano, spesso artatamente, confusi con i collaboratori di giustizia; poi, con impegno e determinazione, si sono ottenuti risultati positivi in diversi interventi in Parlamento, giungendo a una normativa quadro finalmente di alto valore; adesso si rischia di rovinare tutto, come spesso accade, nella fase applicativa.   Di recente è stato emanato un Decreto A

DALLA CHIESA. PASSANO GLI ANNI, LA LEZIONE RESTA. COSÌ I MISTERI. Di Giuseppe Lumia

  Gli anni passano. Il 3 Settembre 1982 vengono abbattuti il generale-prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la giovane moglie Emanule Setti Carraro e il fidato agente di scorta Domenico Russo. Anno dopo anno il delitto Dalla Chiesa rimane una lezione sferzante per comprendere che non basta “l’antimafia del giorno dopo”.  Voleva che si approvasse l’allora rivoluzionaria legislazione sul reato di associazione mafiosa, il famoso 416-bis, e sulla decisiva aggressione ai patrimoni, misure contenute entrambe nella legge presentata al Parlamento da Pio La Torre. Niente.  Mesi prima, il 30 Aprile, cadde il leader politico della sinistra siciliana. Il 3 Settembre sempre di quell’anno fu colpito il Prefetto, giunto a Palermo dopo i successi ottenuti nella lotta al terrorismo per organizzare una moderna strategia antimafia, alla luce della preziosa esperienza che aveva maturato da giovane prima a Corleone e poi alla guida della Legione dei Carabinieri di Palermo. Ancora niente.  La legge fu approv

CONVENZIONE ONU SULLA LOTTA ALLE MAFIE: UN MOMENTO STRAORDINARIO CHE DEVE CONTINUARE A VIVERE DI IMPEGNI NUOVI E DI VERIFICA DEI RISULTATI di Giuseppe Lumia

   Una data da ricordare bene: 20 dicembre 2000. Anche il luogo: Palermo. Perché? In quei giorni l’ONU ha promosso un momento di svolta della propria attività internazionale. Per la prima volta, la lotta alle mafie è uscita dai confini soprattutto italiani e americani per diventare un impegno comune a tutti i Paesi. Un risultato per niente scontato: per anni il negazionismo o il minimalismo hanno caratterizzato l’approccio degli Stati nel riconoscere le mafie come una reale minaccia distruttiva di valori, di diritti, di economie e di dignità sociale ed esistenziale.  Finalmente l’ONU usciva dal suo tran-tran spesso sterile e contraddittorio per assumere un compito di guida sulle grandi sfide che dilaniano l’umanità.  Allora fu scelta Palermo, non per sottolineare ancora una volta la devastante presenza della mafia in Sicilia, ma perché da Palermo si era messo in moto un cammino antimafia inedito ed esemplare. Il passo costituente era stato fatto da Pio La Torre, che ha saputo inserire