Passa ai contenuti principali

DIA REGGIO CALABRIA: CONFISCA DA 30 MILIONI


PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale di Reggio Calabria
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA


COMUNICATO STAMPA

REGGIO CALABRIA: SOTTOPOSTI A CONFISCA BENI PER UN VALORE DI CIRCA 30 MILIONI DI EURO AD UN IMPRENDITORE DELLA PIANA DI GIOIA TAURO (RC).

La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, facendo seguito al sequestro dei beni già effettuato nell’estate del 2011 su motivata richiesta per l’applicazione di misure di prevenzione di questa Procura - Direzione Distrettuale Antimafia - ha disposto la confisca dei beni in pregiudizio di FONDACARO Marcello, di Gioia Tauro (RC), ma da tempo domiciliato nel comune di Ardea (Roma).
Il  provvedimento  è  stato eseguito da personale  del  Centro  Operativo  DIA  di Reggio Calabria, Ufficio di polizia delegato agli accertamenti.


FONDACARO Marcello, imprenditore nei settori medico-sanitario (gestione cliniche e laboratori di analisi) ed immobiliare, risulta essere stato condannato, per  il reato di associazione mafiosa, a sette anni di reclusione con sentenza -  ancora non definitiva - emessa dal Tribunale di Palmi nel 2001 e confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria in data 20 dicembre 2011, per aver fatto parte, in epoca successiva al 1997, della cosca PIROMALLI - MOLE’ di Gioia Tauro  ( indagini sfociate nella c.d. operazione “TEMPO”). Nell’ambito di tale procedimento è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Reggio Calabria il 9.2.1998 dopo quasi due mesi di latitanza. Nel gennaio dell’anno successivo, sempre nell’ambito del medesimo procedimento penale, il Gip del Tribunale reggino, valutando complessivamente le risultanze investigative confluite nei procedimenti “TEMPO” e “PORTO” applicava una nuova misura restrittiva  nei confronti del FONDACARO, contestando la partecipazione dello stesso al sodalizio mafioso esaminato almeno sino al 1993.

Dal 7.2.2002 al 6.2.2004 il FONDACARO ha scontato la misura della Sorveglianza Speciale di P.S., per  due anni, a seguito di decreto emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, nel quale veniva qualificato come un “medico disponibile” per le esigenze della cosca MOLE’.
In atto è pendente altresì un procedimento penale presso il Tribunale di Palmi in ordine al quale è stata emessa un’ulteriore ordinanza cautelare coercitiva dal GIP di Palmi in data 23.3.2009 nei confronti del FONDACARO, dei suoi fratelli Massimo e Giuseppe Alberto, nonché di Filippo SORACE (soggetto prestanome).

In dettaglio, il FONDACARO ha costituito un complesso sistema di gestione di istituti e laboratori di analisi, case di cura e riposo ed imprese immobiliari teso ad eludere, anche con l’ausilio di prestanomi, indagini indirizzate all’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali. Successivamente la Procura di Palmi ha modificato le originarie imputazioni, ridisegnando il reato associativo e configurando due ipotesi di violazioni di truffa aggravata sul presupposto che, le fittizie intestazioni di alcune società fossero funzionali non tanto ad eludere le misure di prevenzione patrimoniali, ma  ad ottenere precipuamente indebite erogazioni dal Servizio Sanitario Nazionale e dall’ASP di Reggio Calabria dal 1998 al 2008, in Gioia Tauro, Lamezia Terme, Palmi, Catanzaro e Reggio Calabria.

A seguito di una articolata attività di indagine patrimoniale, diretta e coordinata da questa Procura Distrettuale di Reggio Calabria, che si è avvalsa degli accertamenti delegati al Centro Operativo  D.I.A. di Reggio Calabria e volta a verificare le modalità di acquisizione dell’ingentissimo patrimonio societario e personale riconducibile al medico menzionato, il Tribunale Reggio Calabria - Sez. Mis. di Prev.- aveva già  disposto, nell’estate del 2011,  la sottoposizione a sequestro del patrimonio riconducibile al FONDACARO ai sensi della normativa antimafia.

Con l’odierno provvedimento di confisca, svoltosi pertanto dopo un serrato contraddittorio con le parti, il Tribunale – Sezione M.P. - oltre a confermare in toto la precedente misura ablativa ha disposto la ben più onerosa misura della confisca di tutti i beni attribuiti al medico, al quale in aggiunta è stata inflitta altresì la misura della sorveglianza speciale per un periodo di 3 anni.

Il predetto organo giudicante così si è espresso nel citato provvedimento: “l’esame del compendio posto all’attenzione del collegio ha messo in luce circostanze ed elementi di fatto che, letti unitariamente, consentono di ritenere che il FONDACARO sia tuttora soggetto socialmente pericoloso in quanto abitualmente dedito a traffici delittuosi e che vive almeno in parte con i proventi di tali attività delittuose”.

Sul versante patrimoniale è stata accertata l’assenza in capo al prevenuto ed ai familiari e conviventi, di  risorse lecite idonee a giustificare investimenti di grossa entità e rilevata, nel contempo, una cospicua e generalizzata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto, che come detto ricomprende anche società e beni immobili intestati a dei prestanome.

Il provvedimento di confisca adottato a carico del FONDACARO è stata disposto nei confronti di un patrimonio riconducibile allo stesso,  stimato in circa 30 milioni di euro, tra cui figurano, in particolare:

il patrimonio aziendale e le quote sociali di cinque società con sede in Roma, Ardea (Roma) e Mazara del Vallo (TP), di cui tre operanti nel settore sanitario (gestione case di riposo e laboratori diagnostici) :  “FLORIDA 78 srl” – “F.A.F. srl” e “Analisi Cliniche Chimiche FONDACARO dr. Marcello di GIACALONE Vito & C.snc” e due nel settore immobiliare ed edilizio : “GRUPPO C.M. srl” e “CAPO VATICANO srl”;
circa 25.000 mq di terreno edificabile, di cui circa 22.000 mq a Ricadi (VV) in zona di rilevantissimo interesse turistico ed i restanti appezzamenti  ad Ardea (Roma);
quattro appartamenti ed un box garage siti ad Ardea, Gioia Tauro e Mazara del Vallo;
un’autovettura adibita ad uso personale;
disponibilità finanziarie aziendali e  personali.

Il PROCURATORE AGGIUNTO
Michele Prestipino Giarritta


Post popolari in questo blog

LE MINACCE DI MAFIA A SALVO PALAZZOLO DEVONO FARCI RIFLETTERE di Giuseppe Lumia

Non sono le solite minacce, che comunque sono sempre gravi e non vanno mai sottovalutate soprattutto quando provengono dalla mafia.

Salvo Palazzolo ha messo  in evidenza che in un quartiere popolare di Palermo, famoso ahimè nel mondo, lo Zen, sono state distribuite derrate alimentari da parte di un certo Cusumano, il cui fratello era stato già coinvolto in fatti di mafia. Si tratta di tutto un mondo legato ai Lo Piccolo, che esercitano ancora il loro dominio su diversi  mandamenti mafiosi.

Perché c’è da rifletterci sopra? Perché per la mafia è decisivo mantenere un suo perverso sistema di welfare sociale, non per dispensare beneficenza o diritti ma per esercitare un dominio potente e soffocante.

Cambiano i capi, si alternano le leadership, da Riina e Provenzano a Matteo Messina Denaro e ai giovani come i rampolli dei Greco, ma per loro è sempre indispensabile tenere sotto i tacchi la vita quotidiana di chi soffre ed è in difficoltà reale.

Questo consente ai boss di mantenere in piedi…

PIERA AIELLO: È UN ONORE ESSERE TRA LE 100 DONNE DEL 2019

Con grande onore sono stata inserita nel programma della BBC  “100 women of 2019” dove hanno partecipato anche  donne vincitrici del premio Nobel. Ringrazio la BBC e dedico questa nomination alla mia famiglia, a Rita Atria e a Paolo Borsellino, persone a me care che mi hanno permesso di essere la donna che sono oggi.

MATTARELLA 40 ANNI DOPO. HA ANCORA SENSO FARE MEMORIA PERCHÉ ATTUALISSIMO E PERCHÉ LA VERITÀ NON È VENUTA FUORI di Giuseppe Lumia

Dall’omicidio di Piersanti  Mattarella sono passati ben 40 anni. Non sono pochi. L’oblio per anni aveva preso il sopravvento. Adesso bisogna ritornarci, ritornarci con rigore  e capire di più e consegnare così alle nuove generazioni una memoria di Mattarella potente, potremmo dire “pericolosa” perché non scontata, burocratizzata, addomesticata ma viva, dinamica che vuole il cambiamento e vuole ispirare chi intende liberarsi dalla mafia e dal  suo sistema di relazioni.

Il Leader politico e il Presidente della Regione Mattarella aveva ben tre muri da abbattere per realizzare il suo sogno di cambiamento:

1) Il muro di Cosa Nostra. Un muro consolidato e costruito in due secoli di penetrazione nella società, nell’economia e nella politica. La Democrazia Cristiana scelse nel dopoguerra di andare a patti con la mafia in funzione anti-sinistra dopo che nel 1947, alle prime elezioni libere per l’elezione dell’Assemblea Regionale, vinse il “Blocco del Popolo”. Con la strage di Portella delle G…