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Como - In pochi mesi di indagine ricostruiti tremila episodi di spaccio, con guadagni per oltre 120.000 euro


 Al termine di un’attività di indagine avviata nel 2025, i finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno portato alla luce un radicato traffico di cocaina in questa Provincia, perpetrato da alcuni componenti di una famiglia di origine marocchina, dediti allo stoccaggio, al confezionamento in dosi e al capillare spaccio al minuto.

A seguito delle risultanze investigative e richiesta di applicazione di misure coercitive avanzata dal Pubblico Ministero titolare delle indagini, il giorno 22 settembre c.m. i quattro fratelli indagati sono stati sottoposti ad interrogatorio preventivo da parte del Giudice per le Indagini Preliminari di Como, il quale, all’esito del predetto atto istruttorio, ha emesso ordinanza di custodia cautelare:

  • in carcere per due fratelli;
  • degli arresti domiciliari per il terzo.

Più specificatamente, il sodalizio criminale, particolarmente attivo in questa Provincia da oltre vent’anni, aveva messo a punto un raffinato modus operandi, incentrato sull'utilizzo di una ditta individuale con luogo d’esercizio in Senna Comasco intestata a uno dei fratelli – anch’egli destinatario di occ -, specializzata, tra l’altro, nel commercio di autoveicoli usati.

Il titolare dell’attività, peraltro, in possesso di un importante parco auto - nell’ordine di una cinquantina -, che le indagini dimostreranno essere utilizzati per l’attività di spaccio al minuto anche dagli altri fratelli, faceva apporre delle targhe prova così da rendere difficoltoso il monitoraggio dei lettori targhe dei sistemi di videosorveglianza installati lungo le arterie provinciali abitualmente percorse.

Le indagini, coordinate dall’A.G. lariana, venivano condotte mediante attività tecniche, riprese video, tracciamenti GPS e servizi di osservazione e pedinamento, anche grazie all’ausilio tecnico del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di finanza, permettendo di delineare i singoli ruoli di ciascuno dei componenti il nucleo familiare in argomento. Il più attivo era uno dei fratelli, classe ’83, che si occupava prevalentemente dello stoccaggio e delle consegne della cocaina; coadiuvato dagli altri due. Il titolare della concessionaria garantiva l'indispensabile supporto logistico mettendo a disposizione locali e vetture aziendali.

Lo stupefacente veniva custodito all'interno di nascondigli ad hoc ricavati nelle auto parcheggiate nel piazzale della ditta, come il bocchettone del carburante, da cui il consegnatario attingeva prima di effettuare cessioni "in itinere" nei comuni di Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo, operando spesso in orario diurno e indossando tute da meccanico per mimetizzarsi nel contesto lavorativo.

Per garantire il totale anonimato delle comunicazioni legate al traffico illecito, altresì, il titolare adottava un particolare escamotage che non permetteva agli investigatori, nelle prime fasi dell’attività, di risalire alle reali identità degli utilizzatori.

Servendosi infatti della concessionaria, lo stesso, sistematicamente, “rubava” le identità dei propri clienti richiedendo loro, che lo interpellavano per acquistare auto usate, la copia dei documenti d'identità, giustificandola con l’esecuzione delle previste formalità amministrative all’atto dei passaggi di proprietà. Tali documenti venivano utilizzati, ad insaputa degli ignari malcapitati, anche per attivare, presso un esercizio commerciale di Como, schede telefoniche risultate poi “dedicate” unicamente alle trattative illecite.

Particolare allarme hanno destato, inoltre, le modalità di distribuzione della droga, effettuate in più occasioni in prossimità di plessi scolastici; ad esempio nel comune di Capiago Intimiano veniva accertato che il pusher concordava gli appuntamenti per la consegna delle dosi direttamente nei parcheggi adiacenti alla Scuola Primaria "Giuseppe Verdi".

L’illecito profitto veniva quantificato mediante attività di polizia giudiziaria (identificazione ed individuazione dei clienti che si erano rivolti ai pusher), corroborati dalle dichiarazioni rese che confermavano, appieno, le ipotesi investigative avanzate. Nel solo arco temporale compreso tra il febbraio e giugno 2025 veniva accertato lo smercio di oltre 3.000 dosi di cocaina (con una media di acquisto di un grammo, pari a due dosi, per ciascun cliente). Il gruppo operava senza soluzione di continuità, tant’è che le indagini dimostreranno che a fronte delle migliaia di dosi cedute i guadagni erano pari ad oltre 120.000 euro.

Il quadro indiziario raccolto ha portato alla contestazione dei reati di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di aver operato nei pressi di istituti scolastici.

A carico del titolare dell'autosalone è stato altresì addebitato il reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) per l'illecita attivazione delle utenze telefoniche tramite l'indebito utilizzo dei documenti d'identità della clientela.

Sono in corso perquisizioni locali e domiciliari in Como, Capiago Intimiano e Senna Comasco, avviate alle prime luci dell’alba, a cui stanno partecipando anche le unità cinofile antidroga (cani “ARAN”, “LEON” e “ANIMA”) e “cash dog” “Jupiter” in forza al Gruppo Ponte Chiasso, per la ricerca di sostanze stupefacenti e contanti, in una cornice di sicurezza garantita anche dall’impiego di personale specializzato A.T.P.I. “Anti Terrorismo – Pronto Impiego” del Gruppo Como e di un elicottero del Reparto Aeronavale Lombardia.

I provvedimenti sono stati emessi sulla scorta degli elementi probatori allo stato acquisiti, pertanto, in attesa della definitività del giudizio, sussiste la presunzione di innocenza.

L'attività di servizio si inquadra in un più ampio e costante dispositivo di prevenzione posto in essere dalla Guardia di Finanza a presidio della legalità e per il contrasto al fenomeno del traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti; ostacolare i canali di approvvigionamento, ridurre la disponibilità di droga e limitarne la diffusione tra spacciatori e consumatori, contribuisce a contenere i rischi sociali e per la salute dei cittadini.

La competente Autorità Giudiziaria, ritenuto che sia di interesse pubblico la divulgazione di informazioni riguardanti il fenomeno inerente il traffico e lo spaccio degli stupefacenti e, altresì, l'azione di contrasto svolta dalle Autorità, ha rilasciato nulla osta alla divulgazione del presente comunicato stampa.

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