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LUMIA: INTERROGAZIONE A TUTELA DI CALÌ, L'IMPRENDITORE MINACCIATO

ePub Versione per la stampa Mostra rif. normativi Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-04740 Atto n. 4-04740 Pubblicato il 22 ottobre 2015, nella seduta n. 530 LUMIA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che: come emerge da notizie di stampa, è avvenuta nei giorni scorsi l'ennesima intimidazione nei confronti dell'imprenditore Gianluca Calì. L'imprenditore, palermitano di nascita, a Milano gestisce una concessionaria Bmw nella zona di viale Certosa. A partire dal 2010 è al centro di una lunga serie di minacce e intimidazioni mafiose. Le sue denunce hanno contribuito all'arresto di 21 affiliati al clan di Bagheria, in provincia di Palermo. E sempre in Sicilia, nel 2011, Calì ha aperto una nuova concessionaria ad Altavilla Milicia, sempre in provincia di Palermo. In questa località sono state rubate diverse auto poi date alle fiamme e si sono presentati uomini del clan per la classica richiesta estorsiva attraverso la formula «aiuti per i carcerati»: Calì è finito sotto tutela dei carabinieri di Palermo, oggi ha una «vigilanza discreta» delle forze dell'ordine e si sposta su una macchina blindata. Calì ha anche comprato all'asta di una banca una villa a Casteldaccia (Palermo), la casa apparteneva al boss di Bagheria Michele Aiello e allo storico padrino di Cosa nostra Michele Greco, detto "il Papa". Anche per questa vicenda inizia una lunga serie di intrighi e intimidazioni, minacce sempre denunciate dall'imprenditore; l'ultimo ed inquietante episodio riportato dalla stampa riguarda visite misteriose e sospette alla scuola dei figli dell'imprenditore (7 e 6 anni): una Mercedes nera con i vetri oscurati a bassa velocità arriva nei pressi della scuola dei figli dell'imprenditore durante l'orario di uscita (circa alle ore 16.50). Il passeggero abbassa il vetro e si rivolge alla baby sitter incaricata di prendere i bambini all'uscita di scuola. Un uomo con capelli scuri, la pelle abbronzata e un accento siciliano molto marcato le si rivolge chiedendole se i bimbi fossero i figli di Calì. La tata, 32 anni, che 3 volte alla settimana si occupa dei 2 piccoli, comprende che qualcosa non va e guardando nell'auto sente la voce artificiale del navigatore satellitare che comunica al guidatore l'arrivo a destinazione. La tata prontamente risponde all'uomo che quelli sono i suoi figli. A quel punto la Mercedes si allontana. Alle ore 19.10 dello stesso giorno Gianluca Calì si è recato negli uffici del commissariato di Porta Genova per sporgere denuncia. La Mercedes ha i vetri anteriori oscurati. Questo particolare richiama alla mente la vicenda di Sergio Flamia, noto boss del clan di Bagheria che fece visita a Calì, allora titolare della sua concessionaria Calicar, nel 2011. Il 14 luglio, il 3 e il 4 ottobre 2011 Flamia si presentò nei locali della sua concessionaria di macchine all'uscita dello svincolo autostradale di Altavilla Milicia. Cercava il titolare che in tutte e 3 le occasioni si inventò una scusa per non incontrarlo. Flamia, oggi collaboratore di giustizia, reo confesso di 40 omicidi per conto della famiglia di Bagheria, ha dichiarato di aver fatto parte del «Protocollo farfalla», il sistema gestito da alcuni uomini dei servizi segreti al centro dell'indagine sulla trattativa tra Stato e mafia. Questo coinvolgimento dei servizi segreti è riscontrato in due episodi avvenuti Il 6 febbraio 2014 quando 2 uomini si sono presentati nella concessionaria di via Gallarate a Milano. Stanno in silenzio, Calì è al telefono. Rimangono per 11 minuti a braccia conserte, quando l'imprenditore riattacca i 2 spariscono. La targa dell'auto non risulta censita: o è falsa o è una targa coperta. La Questura di Milano non riuscirà mai a scoprirlo. Ed ancora il 26 ottobre un uomo, spacciandosi per finanziere, si rivolge alla moglie di Calì nell'agenzia di pratiche automobilistiche della donna. Rimane in ufficio per 31 minuti, poi sparisce 30 secondi prima che arrivino 3 volanti della polizia. Nei filmati delle telecamere sembra notarsi anche una pistola. Calì viene ricevuto negli uffici della squadra mobile. La Polizia vigilerà sui suoi spostamenti e sulla sua famiglia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda verificare se il sistema di sicurezza su Calì risponda a requisiti vitali per impedire azioni violente contro l'imprenditore e la sua famiglia; quali attività intenda portare avanti per fare chiarezza sull'azione di Cosa nostra e delle sue collusioni istituzionali contro un imprenditore che ha denunciato e si è affidato allo Stato.

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