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Sfruttamento del Lavoro: Operazione nelle sartorie Emiliane, beni per 800mila euro sequestrati


 Comando Provinciale di Reggio Emilia - Reggio Emilia, 12/02/2026 09:11

Turni di 12 ore, dormitori fatiscenti e muffa: Carabinieri smantellano un sistema di sfruttamento nel settore tessile. Reggio Emilia. Lavoravano 12 ore al giorno, sette giorni su sette, immersi tra umidità e muffa, per una paga irrisoria e senza alcuna tutela. È lo scenario degradante presuntivamente emerso dall'operazione congiunta del Nucleo PEF della Guardia di Finanza e del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) dei Carabinieri di Reggio Emilia, che ha portato al sequestro di beni per oltre 800.000 euro enei confronti di due imprenditori di etnia sinica indagati in ordine al reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Alle prime ore dell’11 febbraio 2026 il Nucleo PEF del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Emilia unitamente al Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri di Reggio Emilia, nell’ambito di tale attività investigativa hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo nei confronti dei due cittadini cinesi relativamente ad un profitto del reato ipotizzato in oltre 800.000 euro che ha riguardato 6 conti correnti, un immobile ed un autovettura Mercedes GLC, e altri beni di cui gli indagati avevano la disponibilità. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia su richiesta della Procura di Reggio Emilia, diretta dal Procuratore Calogero Gaetano Paci, concorde con le risultanze investigative degli operanti avuto riguardo ai due cittadini cinesi 55enni domiciliati a Reggio Emilia. Nello stesso contesto veniva notifica l’informazione di garanzia. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini i due indagati avrebbero, in concorso tra loro, assunto e impiegato manodopera in via presuntiva approfittando del loro stato di bisogno e sottoponendola a condizioni di grave sfruttamento, corrispondendo retribuzioni palesemente difformi da quelle stabilite dai contratti collettivi nazionali e violando sistematicamente la normativa in materia di orario di lavoro, sicurezza e igiene. L’attività condotta dal personale della Guardia di Finanza ha permesso di quantificare sia l’importo dei contributi dovuti e non versati da uno degli indagati durante l’intero periodo di attività, calcolando un orario di lavoro medio di 12 ore giornaliere per 7 giorni alla settimana, sia il differenziale tra la contribuzione oraria minima imposta dal CCNL nel periodo 2023-2024 e quella effettivamente corrisposta, basandosi sull'analisi dei conti correnti bancari e sulle sommarie informazioni rese dai lavoratori stessi. Le attività tecniche di polizia svolte dal NIL Carabinieri di Reggio Emilia, seguite da un accesso ispettivo congiunto con il personale dell'ITL e del Comando Provinciale locale, hanno evidenziato che un soggetto di nazionalità cinese, titolare di una ditta di confezioni sita nel comune di Reggio Emilia, avrebbe sfruttato tra maggio 2023 e ottobre 2024 circa 14 lavoratori, di cui 3 clandestini, impiegandoli per oltre 12 ore al giorno senza riposi settimanali e in condizioni di salute e sicurezza totalmente non conformi alla normativa vigente. Il capannone aziendale è risultato infatti inidoneo a causa di un sistema di aerazione non funzionante, presenza di muffa e umidità sulle pareti, scarsa illuminazione e inefficienza dei sistemi antincendio, senza che alcun lavoratore fosse stato formato sui rischi professionali; inoltre, il personale veniva alloggiato in appartamenti fatiscenti messi a disposizione dal datore di lavoro, con camere ricavate da pareti in cartongesso e bagni privi delle minime condizioni igienico-sanitarie. Nonostante l'ispezione e la notizia delle indagini a suo carico per il reato di cui all’art. 603-bis del codice penale, il titolare della ditta ha ripreso la produzione dopo sole due settimane impiegando il medesimo personale con l'aggiunta di ulteriori 3 lavoratori in nero e ignorando le prescrizioni impartite per la messa in sicurezza, condotta che ne ha determinato l'arresto in flagranza di reato. A norma dell’art. 603-bis c.p., che consente il sequestro finalizzato alla confisca del profitto del reato anche per equivalente su beni nella disponibilità del reo, è stato dunque eseguito il sequestro della somma corrispondente al profitto illecito, identificato nel mancato rispetto del CCNL per retribuzioni non corrisposte, nei mancati pagamenti dei contributi INPS e dei premi INAIL, nonché nell'omesso versamento dell'IVA.

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