I poliziotti della Squadra mobile di Bologna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, gravemente indiziate, in concorso tra loro, di aver favorito l’ingresso illegale sul territorio nazionale di decine di cittadini stranieri.
L’attività d’indagine degli investigatori della Questura è partita dalle dichiarazioni rese da una cittadina straniera che si era rivolta a un connazionale per un aiuto economico e che lo aveva ottenuto dietro il corrispettivo di un interesse annuo del 60%.
Attraverso le intercettazioni telefoniche avviate per far luce su questi fatti, gli agenti della Mobile hanno scoperto che, oltre l’usura e le estorsioni, quel cittadino straniero con l’aiuto di altri due suoi connazionali, usava un negozio di telefonia bolognese come base operativa per consentire l’ingresso in Italia a cittadini stranieri, sfruttando il meccanismo del decreto flussi.
Dietro un corrispettivo di denaro, veniva offerta sia l’assistenza necessaria per entrare illegalmente varcando la frontiera, in particolare quella con i vicini Paesi balcanici, sia la garanzia dell’ingresso in modo apparentemente legale tramite procedure funzionali a ottenere i titoli di soggiorno, materialmente completate con il ricorso a documentazione in tutto o in parte contraffatte.
I tre indagati, tutti destinatari della custodia cautelare in carcere, per il “servizio” reso arrivavano a percepire diverse decine di migliaia di euro per ogni singolo cittadino straniero.
Mediante le indagini gli agenti hanno scoperto anche rapporti con un “boss di Salerno”, al momento non identificato, il quale si occupava di emettere contratti di lavoro fittizi per i lavoratori segnalati dagli arrestati.
Nel corso delle investigazioni sono stati individuati altri due cittadini stranieri che si occupavano di procacciare i clienti e che sono destinatari, invece, della misura personale del divieto di esercitare imprese ovvero di assumere uffici direttivi di persone giuridiche che svolgano attività con impego di lavoratori extracomunitari.
Tra gli otto indagati ci sono anche due cittadini italiani e un’altra cittadina straniera che sono finiti agli arresti domiciliari, in quanto indiziati di aver collaborato con gli altri, favorendo l’immigrazione clandestina di decine di lavoratori, mediante la presentazione di nulla osta tramite lo Sportello unico immigrazione, riferiti a fittizi contratti di lavoro in capo alle società delle quali gli stessi erano soci, amministratori o delle quali detenevano le quote.
Il meccanismo messa a punto dagli indagati, rodato e molto redditizio, ha permesso, negli ultimi anni, l’ingresso di numerosi cittadini stranieri.
01/07/2026