I poliziotti della Squadra mobile di Brescia hanno arrestato nove persone per sequestro di persona a scopo di estorsione e porto illegale di armi.
L’indagine è stata avviata dopo l’arresto in flagranza di reato di tre cittadini stranieri che, il 9 gennaio scorso, avevano condotto, madre e figlio, anch’essi stranieri, in un ufficio delle poste di Ghedi (Brescia), al fine di costringerli a prelevare 6mila euro depositati su un libretto postale, minacciandoli con delle pistole semiautomatiche.
Le vittime si erano salvate avvertendo un poliziotto libero dal servizio e alcuni agenti della polizia locale del luogo che casualmente si trovavano all’interno dell’ufficio postale, ai quali raccontavano di essere ostaggio dei tre arrestati.
Tramite l’analisi dei telefoni cellulari dei tre indagati, dell’attività sui social degli stessi e di intercettazioni telefoniche, gli investigatori della questura di Brescia hanno ricostruito la dinamica del sequestro.
Il pomeriggio dell’8 gennaio 2026, la vittima più giovane era stata sequestrata e malmenata dai tre arrestati che, con l’inganno lo hanno portato incappucciato in una cascina nel territorio di Rovigo, spogliato e picchiato per farsi consegnare, dietro minacce di morte, tutto il denaro che aveva con sé.
I tre sequestratori si sono appropriati anche delle sue carte di credito e l’hanno costretto a disporre un bonifico in favore di uno di loro.
Le violenze inflitte erano state riprese, con la minaccia di diffondere i video nel caso in cui la vittima non avesse assecondato le richieste dei suoi aguzzini.
La mattina del 9 gennaio infine, il ragazzo è stato trasferito in provincia di Reggio Emilia, in un’abitazione dove è stato chiuso a chiave all’interno di una stanza e dove ha subito ulteriori violenze.
Complessivamente nell’indagine risultano indagate nove persone, cinque delle quali per avere portato in luogo aperto al pubblico pistole semiautomatiche e relativo munizionamento, senza essere in possesso del necessario titolo autorizzativo. Un’altra persona invece, è indagata anche per possesso di materiale pedopornografico, scoperto nel suo telefono cellulare.
All’operazione hanno partecipato anche i poliziotti delle Squadra mobili di Caserta, Bergamo, Cremona, Mantova, Reggio Emilia, Rovigo e Vicenza e quelli dei Reparti prevenzione crimine e cinofili antiesplosivo.
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