LUMIA: INTERROGAZIONE SU MAFIA A VITTORIA

ePub Versione per la stampa Mostra rif. normativi Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05764 Atto n. 4-05764 Pubblicato il 10 maggio 2016, nella seduta n. 622 LUMIA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante: Vittoria, in provincia di Ragusa, rappresenta da tempo un'emergenza per la recrudescenza criminale e mafiosa che la riguarda e che è stata portata all'attenzione da diverse operazioni delle forze dell'ordine, della Procura distrettuale antimafia di Catania e di Ragusa. Un contributo importante lo ha dato la società civile dell'antiracket e della politica locale. Di recente, è salita alla ribalta nazionale grazie alle inchieste giornalistiche del giornalista Paolo Borrometi, riprese nelle ultime settimane da diversi telegiornali della Rai; è un fenomeno che va colpito per evitare che possa frenare o continuare a condizionare pesantemente l'economia legale e produttiva, che in questa provincia trova realtà economiche sane, di alto livello ed innovative. Aprire gli occhi è pertanto indispensabile, così come conoscere bene il fenomeno, far crescere una cultura della responsabilità e contrastare atteggiamenti "negazionisti" o "minimalisti" della presenza mafiosa. Combattere la mafia presente nel territorio costituisce un approccio responsabile e in grado di tutelare lo sviluppo e quella parte onesta così diffusa nella provincia di Ragusa; per comprendere la minaccia mafiosa in questa parte della Sicilia, è utile partire da quanto si legge nell'ultima inchiesta del giornalista Borrometi: secondo alcuni dati della Banca d'Italia, la provincia di Ragusa gode del privilegio di poter contare su uno sportello bancario ogni 2.000 persone qualora si dovesse comprendere in tale calcolo anche i bambini (per l'esattezza 2.040). Sembra quasi una sorta di "El Dorado" che va ben al di là della pur ricca e consistente economia ragusana. In sostanza, non risultano ricchezze tali da giustificare un rapporto abitanti/banche ben superiore anche al capoluogo di Regione (a Palermo uno sportello ogni 2.827 abitanti). Sembra configurarsi una sorta "di isola nell'isola", che negli anni ha visto attrarre investimenti di imprenditori in odor di mafia (come Oliviero Tognoli) e di mafiosi veri e propri che l'hanno considerata come una "terra loro", a cominciare dai fratelli Salvo di Salemi che, dalla lontana provincia di Trapani negli anni '70 sono venuti ad investire nel ragusano. Così anche dalla provincia di Palermo arrivavano imprenditori coinvolti nel rapporto con boss del calibro di Provenzano, come i Martorana, i Castello, i Gambino ed i Lo Piccolo; a Vittoria è presente il mercato ortofrutticolo, fra i più importanti d'Italia ed il numero di appartenenti alle forze dell'ordine destinati alla Provincia di Ragusa è assolutamente sotto numero, per di più assorbiti nella gestione dell'immigrazione, per i continui sbarchi nel porto di Pozzallo; dal mercato vittoriese vengono immessi nella filiera nazionale frutta e verdura, che poi arrivano sulle tavole degli italiani, tramite il "triangolo dell'ortofrutta", Milano, Fondi e Vittoria. Anche su questa realtà commerciale vanno spese le giuste attenzioni, senza criminalizzare tutti o generalizzare indiscriminatamente. È necessario prendere atto che la contaminazione mafiosa inizia dalla base, sin da subito, a volte anche durante la raccolta, con il gravissimo fenomeno del caporalato. Poi la filiera del mercato di Vittoria, dal produttore ai padroncini, ai commissionari, ai famosi "posteggianti", ai concessionari, sino a coloro che confezionano gli imballaggi, le cassette, gli angolari ed i trasporti, gestiti dai Casalesi; le recenti operazioni di Polizia hanno permesso di assicurare alla giustizia il pericoloso reggente dell'ormai storico clan Carbonaro-Dominante, Gionbattista Ventura (detto "Titta u marmararu"). Il Ventura è stato tratto in arresto, su ordine della Direzione distrettuale di Catania per le continue minacce di morte indirizzate nei confronti del giornalista Paolo Borrometi ed a seguito delle parole di alcuni pentiti che, secondo la Direzione distrettuale antimafia, ne avrebbero confermato l'intenzione omicidiaria; il capo del clan, da tempo in galera, rimarrebbe Filippo Ventura, detto "Filippo u Marmararu". L'odierno reggente sarebbe il figlio di Gionbattista, Angelo Ventura (detto "u Checco") che si dividerebbe lo scettro del comando con lo zio e fratello di Filibbo e Gionbattista, Gino Ventura; nel mercato e nella relativa filiera, rimangono operanti, secondo l'interrogante anche dopo l'ultima inchiesta giornalistica de "La Spia": Francesco Giliberto, Massimo Buzzone, Saro Nifosì, Angelo Ventura ("u checco") e Adriano Vona. Francesco Giliberto, cognato del figlio di Gionbattista Ventura, Angelo (detto "u checco"), gestirebbe la "Linea Pack", azienda di imballaggi che, fino a poco tempo fa, risultava intestata direttamente ai Ventura e che da un anno è passata di proprietà al Giliberto. Il mercato è una cassaforte, che vede diversi pluripregiudicati operare. Giambattista La Terra (detto "Pirrè") con importanti precedenti penali (anche per omicidio) risulterebbe come socio occulto di un box al mercato e che trafficherebbe con la droga. E ancora Giombattista Puccio (detto "Titta u Ballarinu"), Vincenzo Di Pietro (detto "Enzo u mastru"), Emanuele (detto "Elio") Greco e Pino Gueli, tutti già segnalati per l'articolo 416-bis del code penale. Giombattista Puccio gestisce cassette ed imballaggi, con l'azienda MP Trade Srl. Stesso settore in cui si segnala Vincenzo Di Pietro (detto "Enzo u mastru"). Emanuele (detto "Elio") Greco, con la "Vittoria Pack Srl", intestata alla moglie, Concetta Salerno, si occupa di realizzazione di vaschette in pet, cassette in plastica ed angolari in carta ed angolari in pvc. Da segnalare, inoltre, il cognato, di Greco, Roberto Salerno, considerato il suo "factotum". Anche Pino Gueli è un imprenditore che si celerebbe dietro l'omonimia di un altro Pino Gueli ed anche lui è già stato incriminato del 416-bis. Angelo Alecci inteso "Cocuzza" e Giovanni Busacca inteso "A veccia" (già coinvolti per 416-bis nella nota operazione di "Piazza pulita" del 1993) avrebbero acquisito un'azienda che assembla pedane in legno da mettere all'interno del mercato ortofrutticolo di Vittoria; poi ci sono i Consalvo, arrestati nell'operazione "Box" della Polizia di Stato un anno fa e da poco ritornati in libertà. Giacomo Consalvo, insieme ai figli Giovanni e Michael, sono titolari di aziende per il confezionamento dei prodotti ortofrutticoli (cassette ed imballaggi in plastica) ed erano fortemente temuti dagli altri imprenditori tanto da falsare, con le loro imposizioni, anche i prezzi di mercato, di conseguenza recando un enorme danno ai consumatori. La Dia, dopo le risultanze dell'operazione "Box" della Polizia di Stato di Ragusa, ha sequestrato beni per 7 milioni di euro ai Consalvo. Eppure risulta come i Consalvo continuino ad amministrare tranquillamente il proprio patrimonio; altra attività importante nella città di Vittoria sono le agenzie funebri. Proprio in questo campo si celerebbe un'altra attività del clan Ventura, gestita nell'ombra da Angelo Ventura per riciclare parte dei soldi della droga e delle estorsioni. L'agenzia si chiama "Santa Maria Goretti", gestita da 3 "fiduciari" del Ventura: i fratelli Refano, Ivan e Salvatore e Andrea Teresi. Ivan (Giovanni) Refano ha diversi precedenti ed è stato più volte in galera, così come il pregiudicato, Andrea Teresi. Nel settore si segnala anche un altro pregiudicato, Gianni Giacchi, ritenuto come il guardia spalle di Angelo Ventura (u checco); la città di Vittoria ed il vittoriese sono particolarmente floridi per le estorsioni e la droga. Fino a poco tempo fa era il reggente Gionbattista Ventura a gestirle in prima persona. Oggi sarebbe Emanuele Garofalo, già segnalato per svariati reati, a gestirle. Poi Andrea Arcerito, già arrestato a fine del 2014. La droga e le armi erano gestite dai figli del capomafia Filippo Ventura, Angelo (detto Elvis) e Jerry, da poco in galera per mafia, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti, insieme al cognato Marco Di Martino. I 2 Ventura ed il cognato Di Martino detenevano a casa di quest'ultimo parte importante delle armi del clan. Va ricordato, infatti, che la Polizia di Stato lo scorso autunno ha ritrovato a casa del Di Martino una vera e propria "Santa Barbara"; nel settore della droga sono stati segnalati anche Michele Marinelli (da poco arrestato), Marco Papa (arrestato nel 2004) e Marco Giurdanella, già in galera per risse, droga ed estorsioni e che, nel luglio 2015, ha violato ben 7 volte in 7 giorni le misure di prevenzione. Poi ancora Rosario Greco, con diversi precedenti per mafia, che venne arrestato a seguito di diverse perquisizioni della Polizia di Stato nell'ottobre 2015, ma che da poco è in libertà. Ed Andrea Gambini (con precedenti per lesioni, percosse, ricettazione, minacce, porto di armi ed oggetti atti ad offendere, furto, guida in stato d'ebbrezza), arrestato l'ultima volta nel luglio 2015, dopo un tentato omicidio. Sempre in libertà sono tornati alcuni storici affiliati, come Paolo Cannizzo, inteso "Paulu U niuru", elemento di spicco del clan Carbonaro Dominante che ha operato sul territorio vittoriese con agenzie di trasporti (avrebbe rilevato con un altro soggetto, Titta Luminoso, l'agenzia di trasporti di Guglielmo Costa); ancora, Salvatore Fede, già segnalato per 416-bis, scarcerato e successivamente arrestato nuovamente per pena definitiva e da pochi mesi tornato in libertà, avrebbe operato a fianco di Paolo Cannizzo citato nel settore trasporti; Venerando Lauretta, già condannato per 416-bis che, in attesa di condanna definitiva, opera con una concessionaria di auto nel vittoriese. Poi i fratelli pluripregiudicati per 416bis, Anagelo e Salvatore Di Mercurio. I due fratelli continuano ad essere nella filiera del Mercato (la Polizia ha sequestrato qualche tempo fa l'impresa di Angelo Di Mercurio) e avrebbero aperto un locale, gestito dai 2 ma intestato a familiari incensurati. Il locale, come raccontato da un'altra inchiesta giornalistica sul sito on line "La Spia", è assiduo luogo di ritrovo per diversi pluripregiudicati vittoriesi; poi c'è il cosiddetto "affare della plastica", che è anche causa dell'inquinamento ambientale del ragusano. Il business lucrosissimo è stato denunciato già nell'aprile del 2015 con una inchiesta giornalistica sempre dal giornalista Paolo Borrometi e da poco oggetto di sequestro giudiziario. L'interrogante si riferisce all'attività, svolta con attenzione certosina, della Procura di Ragusa che ha portato al sequestro di un'intera azienda, la Sidi Srl, intestata a Giovanni Donzelli (già condannato per 416-bis), alla moglie Giovanna Marceca ed al figlio, Raffaele. I 3 sarebbero gli attori che, con diversi ruoli, avrebbero partecipato (secondo quanto si legge nel decreto del giudice per le indagini preliminari, richiesto dalla Procura di Ragusa, dopo le indagini della Guardia di finanza) al disastro ambientale che la società di lavorazione della plastica (dismessa proveniente dagli impianti serricoli) ha commesso nel territorio vittoriese e acatese. Dal dispositivo del giudice per le indagini preliminari si legge "Quanto al pericolo, giova osservare che la libera disponibilità dell'opi?cio e del terreno circostante dove la SIDI srls esercita la sua attività in difformità dalle prescrizioni dell'A.U.A. può aggravare e protrarre le conseguenze del reato, con danno per la salute umana e l'ambiente". Il tutto, per di più, smaltito in una cava di sabbia dismessa in località Marina di Acate, cioè a 2 passi dallo splendido mare ibleo, reso famoso dalla fiction "Il Commissario Montalbano". I rifiuti, definiti "pericolosi" dalle analisi disposte dalla Procura di Ragusa, rappresentano una vera e propria bomba ambientale; in ultimo vi è il dato più preoccupante a giudizio dell'interrogante, cioè il ritorno indisturbato di alcuni storici pentiti che, ultimato il proprio periodo di collaborazione con lo Stato, hanno ripreso a calcare le scene dei loro crimini. Su tutti sono Claudio Carbonaro, che, secondo un articolo su "La Spia", con l'aiuto di 2 pluripregiudicati (già segnalati per 416-bis) Nino e Crocifisso Minardi, si sarebbe inserito nel (fruttuoso) settore della plastica. E Roberto Di Martino che, per il tramite del fratello Daniele, è ritornato ad operare, sia nel mercato ortofrutticolo che nel campo della droga; va segnalato inoltre, che, recentemente, un magistrato in forze alla Procura di Ragusa è stato fatto oggetto di un'aggressione, verosimilmente legata alla propria attività di contrasto all'illegalità del territorio vittoriese e, complessivamente, ragusano, si chiede di sapere: quale iniziativa il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per rafforzare il controllo del territorio da parte delle forze di Polizia, supportare il movimento antiracket, sostenere la verifica del legale andamento del mercato ortofrutticolo e l'applicazione meticolosa dei protocolli di legalità; quali iniziative di competenza intenda intraprendere per sostenere la Direzione distrettuale antimafia di Catania e la Procura di Ragusa nell'azione di repressione della mafia e dell'illegalità, volta a monitorare i boss scarcerati e l'attività criminale di corruzione e collusione intrapresa nuovamente nel territorio; quali iniziative si intendano assumere per colpire il meccanismo di riciclaggio con una meticolosa prevenzione nei confronti delle attività finanziarie e bancarie e dei flussi mafiosi che dalle altre province siciliane confluiscono nel ragusano; quale iniziativa intenda intraprendere per supportare e tutelare dalle continue e gravissime minacce di morte il coraggioso giornalista Paolo Borrometi, già nominato con un "motu proprio" dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Cavaliere dell'ordine al merito della Repubblica Italiana; quale iniziativa intenda intraprendere per tutelare il magistrato aggredito della Procura di Ragusa; quali iniziative intenda intraprendere per favorire e sollecitare nuove indagini che possano liberare il territorio da queste presenze così pervasive.