Passa ai contenuti principali

FONDAZIONE CAPONNETTO : SOLIDARIETÀ ROBERTO BACCICHET


Nei giorni scorsi nel Vallo di Lauro si è verificato un grave atto intimidatorio nei confronti di un esponente delle Forze dell’Ordine, da due anni in quiescenza. La Fondazione Caponnetto nell’esprimere massima solidarietà e vicinanza personale al poliziotto antimafia, intende accendere i riflettori su un’area che si è dimostrata da sempre interesse della criminalità organizzata operante in questo territorio irpino. Nel corso del 2017 presenteremo un report dettagliato su tale area.
Dalle cronache emergono chiari gli allarmi lanciati dal Procuratore Capo Rosario Cantelmo, sin dal suo insediamento ad Avellino. In riferimento alla provincia di Avellino nel rapporto della Dia del 2016 si legge:
''Le aree del territorio provinciale che sembrano maggiormente risentire della pressione della camorra sono il Vallo di Lauro, il Baianese, la Valle Caudina, l’Alta Irpinia, il comprensorio Montorese-Solofrano e la zona di Ariano.Si confermano, quali gruppi più strutturati, i clan CAVA e GRAZIANO di Quindici e quello dei PAGNOZZI, sodalizio che, come evidenziato nel paragrafo precedente, sarebbe attivo anche su parte del territorio di Benevento e sulla provincia di Caserta, oltre ad estendere i propri interessi economici a Roma.Il traffico di stupefacenti e le estorsioni rappresentano anche per i gruppi locali le primarie fonti di finanziamento. Da segnalare, ancora, come lo stato di detenzione di alcuni esponenti di rilievo della famiglia CAVA abbia inciso sugli equilibri interni dell’organizzazione. Ciononostante, i CAVA continuerebbero ad esercitare il controllo sulle attività criminali di Avellino, mantenendo forti interessi nell’agro nolano e vesuviano (comuni di San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola, Cimitile, Carbonara di Nola e Saviano), area dove sarebbe operativo, attraverso una propaggine, il clan SANGERMANO, retto dai nipoti del capostipite dei CAVA. Il contrapposto gruppo GRAZIANO, oltre ad operare nel Vallo di Lauro, è presente anche nell’agro nocerino-sarnese, e può contare sulla guida di affiliati di spessore, presenti sul territorio''.
Da ex capo della Dda di Napoli il dott. Cantelmo conosceva bene la provincia di Avellino, avendo lavorato a inchieste sui clan egemoni nella Valle di Lauro. L’azione della Procura avellinese e delle Forze di polizia di quei territori è visibile ed anche il messaggio che le sottende: non si è più disposti a tollerare omertà e apatia sociale. Le inchieste giudiziarie confermano che le cosche hanno trovato uno spazio più fertile per i loro affari criminali, si costituiscono "vere e proprie cordate" composte da criminali, colletti bianchi, talvolta amministratori senza scrupoli, tutti interessati al sistema degli appalti; queste inchieste, se si aggiungono alcuni pronunciamenti giurisprudenziali, le analisi degli esperti e le cronache giudiziarie, stanno infatti disegnando uno scenario nel quale la corruzione rischia di diventare <<fattore strategico e strumentale dell'espansione mafiosa>> come ha recentemente affermato la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia.
Pertanto, oltre a esprimere a Roberto Baccichet al Procuratore Cantelmo e ai suoi collaboratori, la propria vicinanza e partecipazione, certa che non sarà l'esercizio della forza intimidatoria a far mollare l’attenzione su vicende aberranti che nulla hanno da spartire con la democrazia e lo stato di diritto, chiediamo alla Commissione parlamentare Antimafia di approfondire la situazione che già conosce dopo la visita del novembre 2015, ed eventualmente di ritornare in Irpinia.
L’eredità feconda che ci ha lasciato il compianto giudice Antonino Caponnetto impegna la Fondazione a lui intitolata a proseguire l’azione, attraverso la formazione di giovani e cittadini, intervenendo nelle scuole con progetti, redigendo rapporti antimafia attraverso un monitoraggio delle attività criminali nelle varie regioni d’Italia, infine promuovendo annualmente il Vertice antimafia; vertice durante il quale chiameremo a raccolta uomini e donne che combattono quotidianamente la mafia in Irpinia e che pubblicamente invitiamo.


Salvatore Calleri Presidente Fondazione Caponnetto


















Post popolari in questo blog

LA D.I.A. SEQUESTRA BENI PER 2.5 MILIONI DI EURO NEI CONFRONTI DI UN PREGIUDICATO PUGLIESE, OPERANTE A PADOVA, DI FATTO NULLATENTE

DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA

COMUNICATO STAMPA

LA D.I.A. SEQUESTRA BENI PER 2.5 MILIONI DI EURO NEI CONFRONTI DI UN PREGIUDICATO PUGLIESE, OPERANTE A PADOVA, DI FATTO NULLATENTE

Nella giornata odierna il Centro Operativo D.I.A. di Padova e la Sezione Operativa D.I.A. di Lecce hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di BRINDISI  Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di DONOFRIO Giuseppe.
Il sequestro ha interessato la porzione di un immobile di pregio - la storica “Barchessa di VILLA MOLIN” - ubicato a Padova (di proprietà della moglie del DONOFRIO, BRONDIN Annalisa), nonché le quote di capitale sociale della società “I TRULLI Srl” con sede a Padova, per un valore complessivo di oltre 2,5 milioni euro.
I precedenti giudiziari del DONOFRIO, pugliese di origini ma ormai noto commerciate nellarea veneta, delineano la sua figura di esponente di vertice di organizzazione criminale dedita al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (anni ’80 e 90), …

MINACCE - BRANDARA - ABUSIVISMO - LICATA - PREOCCUPAZIONE

In riferimento alle minacce ricevute da Maria Grazia Brandara commissario di Licata che ha il difficile compito di affrontare la questione dell'abusivismo esprimiamo la nostra vicinanza oltre alla preoccupazione per tale episodio auspicando che venga trovato il responsabile al più presto.
Giusi Badalamenti, Elena Giampapa, Pasquale Calamia  ed Alessio Micale Fondazione Antonino Caponnetto - Sicilia



http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2017-09-22/a-licata-citta-abusivismo-minacce-morte-commissario-brandara-125725.shtml?uuid=AEz13wXC

CALLERI (FONDAZIONE CAPONNETTO) ~ FATTO GRAVE IL MURALES INNEGGIANTE A RIINA A FIRENZE

Oggi a Firenze è apparsa questa immagine di Riina. È apparsa su un muro in pieno centro storico.
Fatto grave e da non sottovalutare. La mafia vive di simboli. Firenze poi è città martire della mafia e non dobbiamo dimenticare la strage di via dei Georgofili e quella tentata di via Toscanini. Non ci si può permettere di tollerare un murales segno di consenso sociale per cosa nostra.

Salvatore Calleri Presidente Fondazione Caponnetto

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/01/26/foto/firenze_su_un_muro_del_centro_storico_spunta_il_murales_per_riina_santo_subito_-187335539/1/