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Mafia: ad Agrigento sferrato colpo sistemico a Cosa nostra DI GIUSEPPE LUMIA

La Dda di Palermo e i Carabinieri del Comando operativo di Agrigento hanno sferrato un colpo sistemico a Cosa nostra, di quelli che fanno male e piegano le ginocchia, in uno dei mandamenti più pericolosi e capaci di interagire con tutti gli altri presenti nell’Isola. In manette sono finite 56 persone tra boss e gregari. L’operazione di oggi e quella di ieri a Palermo, che ha portato all’arresto di Giuseppe Biondino e altri quattro mafiosi, ci fanno capire almeno tre cose: i cosiddetti ‘fine pena’ sono un problema, appena usciti dal carcere riprendono le fila
dell’organizzazione, come dimostra l’attivismo di Francesco Fragapane; le collusioni dei boss con il mondo dell’economia e della politica sono dure a morire e continuano ad alimentare la forza della mafia; la strategia sistemica e progettuale portata avanti da molte procure, grazie al codice antimafia, che potenzia lo strumento dell’interdittiva e dei testimoni di giustizia, è la strada maestra per ottenere importanti risultati nella lotta alle mafie. Dalle carte emerge come Ignazio Cutrò, storico testimone di giustizia, veniva visto dai capimafia come un rompiscatole. Sono questi i fronti su cui lavorare per colpire a morte le organizzazioni criminali nel nostro Paese, mentre a livello internazionale bisogna costruire e attrezzare uno spazio antimafia e antiterrorismo in grado di colpire il riciclaggio, che rimane la vera fonte di ricchezza della mafia.

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