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INTERVENTO/ INTERROGAZIONE DI LUMIA SU INCHINO A BAGARELLA

Da quando Salvuccio Riina si è presentato al grande pubblico come aspirante capo, chiarendo che la mafia è in grado di reggere l’urto della reazione dello Stato, dentro il popolo di Cosa nostra c’è un fremito. Molti boss alzano la testa, sono pronti a reagire, a intimidire e se è il caso anche a colpire. L’inchino fatto durante la processione di San Giovanni sotto l’abitazione di Ninetta Bagarella non va sottovalutato. Ecco perché già ieri avevo presentato un’interrogazione parlamentare per denunciare questo fatto grave.
Sia chiaro che lo Stato dovrà impedire a Giovanni Grizzaffi di ritornare a Corleone dopo la sua scarcerazione. Si tratta, infatti, di un altro capo mandamento tanto atteso. Altrettanto chiaramente denuncio le minacce fatte da Ciavarello, marito della figlia di Riina, a Dino Paternostro per aver postato sui social l’articolo di Salvo Palazzolo, pubblicato sul quotidiano ‘la Repubblica’, proprio sulla notizia dell’inchino. Le sue minacce la dicono lunga sullo stato d’animo di sfida che oggi attraversa una parte del mondo di Cosa nostra.
Lo Stato deve rispondere colpo su colpo, per stroncare sul nascere il tentativo dei boss di rialzare la testa. L’ho detto già in occasione dell’agguato ad Antoci: è guerra e guerra sia.
Giuseppe Lumia
***
LUMIA – Al ministro dell’interno. –
Premesso che:
la cittadina di Corleone ha vissuto un periodo positivo, seppur faticoso e travagliato, di liberazione dall’egemonia mafiosa con scelte senza precedenti sul piano amministrativo. Ma anche su quelli culturale, sociale e religioso, a partire dalla stagione post stragi del ‘92-‘93;
non sono stati anni facili, vista la scelta dei boss Riina e Provenzano di far continuare a crescere a Corleone le loro famiglie, sicuri di avere nella cittadina una sorta di protezione e legittimità sociale di tipo mafiose.
Negli anni minacce, attentati e financo omicidi si sono susseguiti per riaffermare la centralità mafiosa di Corleone in alternativa alla centralità antimafiosa che man mano si diffondeva nella comunità territoriale e che si accreditava, conquistando consensi e legittimazione tra i cittadini e i giovani, in Italia e del mondo intero;
nell’attività mafiosa spicca il ruolo della famiglia Lo Bue, ma non va trascurato neanche il ruolo delle famiglie Garriffo, Spatafora, Grizzaffi, Di Miceli e Di Marco. In particolare i Lo Bue sono stati capaci di tenere insieme famiglie del calibro di Riina, Provenzano e Bagarella e di evitare divergenze, alcune delle quali anche di dominio pubblico;
a Corleone la pax mafiosa ha retto all’arresto di Riina, prima, di Bagarella, dopo, e infine anche di Provenzano. Così anche dei principali esponenti della cosca del corleonese, compreso Giovanni e Giuseppe Riina. Quest’ultimo di recente balzato agli onori della cronaca per l’intervista realizzata dalla tv di Stato, dove adoperando un linguaggio mafioso, chiaro ed esplicito, si è proposto come nuovo capo di Cosa nostra, lanciando un messaggio a quanti pensano di potere fare a meno del ruolo della famiglia mafiosa di Corleone;
di recente, l’amministrazione comunale è stata sottoposta a una rigorosa verifica da parte della Commissione prefettizia per verificare le infiltrazioni mafiose e il grado di collusione dell’amministrazione stessa. Circostanza che ha esposto in negativo il Comune in quanto nuovamente permeabile, dopo tanti anni, alle infiltrazioni di Cosa nostra. Una responsabilità che l’attuale amministrazione rischia di scaricare sulla vita dei cittadini che in questi anni, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno fatto di tutto per percorrere cammini di legalità e sviluppo;
un segnale di gravissima regressione si è registrato di recente con l’ennesimo “inchino” o “fermata”, verificatasi proprio alcuni giorni fa durante la processione religiosa di San Giovanni, sotto casa di Ninetta Bagarella, sorella di Leoluca  e sposa di Totò Riina. Corleone sembrava ormai fuoriuscita da questo genere di rituali. Invece, nonostante il cammino innegabile e positivo fatto dalle parrocchie, dai gruppi associativi del mondo cattolico, dalla scuola, dal mondo del volontariato e dell’associazionismo, da quello sindacale … questa battuta d’arresto la dice lunga su quanto bisogna lavorare sui fronti culturale e educativo per prevenire e curare il cosiddetto “sentire mafioso”,
si chiede di sapere:
quali azioni si intendano intraprendere per impedire la ripresa collusiva di Cosa Nostra con la vita politica, istituzionale e sociale di Corleone, valutando azioni repressive e di prevenzione personale e patrimoniale da attivare su larga scala contro tutti gli indiziati di mafia;
quali progetti culturali, sociali ed economici si intendano promuovere per riportare il cammino di Corleone ai valori di legalità e di sviluppo che ha saputo percorrere negli ultimi venti anni, al di la degli schieramenti.

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