Passa ai contenuti principali

Operazione Matrioska - Disarticolato sodalizio di cyber criminali

Comando Provinciale Trento

Si chiama la tecnica del B.E.C. (Business Email Compromise: truffa della compromissione della email aziendale) ed è uno dei più innovativi sistemi utilizzati per perpetrare frodi informatiche: attraverso sofisticati sistemi di hackeraggio, vere e proprie bande di cyber criminali prendono di mira le caselle di posta elettronica di aziende e professionisti, per controllarle segretamente e fare in modo che riescano a inviare messaggi ai loro clienti, vittime delle “truffe”, per dirottare pagamenti relativi all’acquisito di bene e servizi nelle mani dei sodalizi criminosi.

Questa volta nella “rete informatica” della c.d. “criminalità 2.0” sono finite una società trentina (fornitore) del settore siderurgico ed una società bosniaca (cliente), che da alcuni mesi portavano avanti una trattativa per la cessione, da parte dell’azienda italiana, di un costoso macchinario industriale. Le indagini, delegate dal P.M. dott. Carmine RUSSO della Procura Distrettuale di Trento alla locale Squadra Mobile della Polizia di Stato e al Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria della Guardia di Finanza trentina, che si sono avvalsi della collaborazione tecnica della Polizia Postale e di finanzieri CFDA (Computer Forensics and Data Analysis), hanno permesso di disvelare sia l’innovativo sistema di frode informatica che l’articolata struttura costruita, in Italia e all’estero, per riciclarne i proventi illeciti, facendone perdere le tracce.

La frode informatica: i cyber criminali sono riusciti a prendere il controllo della casella di posta della società trentina, senza però precluderne l'accesso ai manager dell’azienda, quindi senza rivelarsi, al fine di impedire che qualcuno potesse prendere contromisure specifiche contro l’intrusione informatica. In tal modo la corrispondenza continuava ad arrivare e ad essere letta anche dai “tecno-truffatori”, che sono così riusciti ad intercettare i messaggi in entrata, inviati dal cliente bosniaco, per definire le modalità di pagamento di un macchinario prodotto dal fornitore italiano, creando delle risposte fraudolente ad hoc, spedite con l'indirizzo di posta della società trentina, nelle quali venivano comunicati anche gli estremi del conto corrente bancario ove bonificare l’importo dovuto pari a € 600.000,00.

Il sistema di riciclaggio: il sodalizio criminoso dopo aver “dirottato” illecitamente i € 600.000,00 (dovuti al fornitore trentino dal cliente bosniaco) su un conto corrente di una società bolognese, ha successivamente frazionato tale importo veicolandolo tramite ulteriori bonifici verso i conti correnti di sei società “fantasma” (non realmente operative) con sede rispettivamente a Milano, Modena e Reggio Emilia. Il tutto accompagnato da false casuali per il pagamento di fatture inerenti cessioni di beni.

Le somme, così frazionate, sono poi state bonificate verso:

  • quattro conti correnti esteri di altrettante società con sede in Bulgaria, Ungheria, Slovenia e Gran Bretagna;
  • un conto corrente polacco intestato ad un prestanome italiano;
  • un conto corrente italiano di un prestanome senegalese.

Il denaro finito all’estero è, infine, rientrato in Italia attraverso bonifici disposti dai medesimi conti correnti stranieri verso i conti nazionali di due società “fantasma” modenesi e di due prestanome (un italiano e un cingalese), per poi essere ritirato in contanti e quindi “volatilizzarsi” nelle mani degli indagati. Le investigazioni, protrattesi per oltre un anno, anche tramite l’esecuzione all’estero di appositi Ordini di Indagine Europea emessi dalla Procura Distrettuale trentina verso gli stati esteri interessati, hanno quindi consentito di identificare i membri della “cyber sodalizio”, composto da cinque italiani, un rumeno, due nigeriani, un pakistano, un egiziano, un senegalese e un cingalese, denunciati a vario titolo per frode informatica e riciclaggio con l’aggravante del reato transnazionale.

Negli ultimi giorni, un articolato dispositivo composto da oltre 80 tra poliziotti e finanzieri trentini, ha eseguito numerose perquisizioni delegate nelle città di Belluno, Bergamo, Bologna, Brescia, Lodi, Milano, Modena, Reggio Emilia, Udine e Verona, presso le sedi societarie e i domicili degli indagati, sette dei quali (cinque italiani, un rumeno e un cingalese) sono stati tratti in arresto giusta Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Trento.

Nel corso delle perquisizioni:

  • l’indagato cingalese, già destinatario di arresti domiciliari, è stato arrestato in flagranza e condotto in carcere per detenzione abusiva di armi clandestine, essendo state rinvenute presso la sua abitazione, in provincia di Modena, due pistole semiautomatiche, di cui una con matricola abrasa;
  • un indagato italiano, già destinatario di arresti domiciliari, è stato denunciato a piede libero per illecita detenzione di sostanze dopanti, essendo state rinvenute presso la sua abitazione milanese 1.900 tra confezioni, flaconi e fialette contenenti sostanze dopanti e n. 1.440 etichette adesive relative al suddetto materiale.

Gli investigatori della Polizia di Stato e delle Fiamme Gialle hanno anche dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro per equivalente su alcuni beni nella disponibilità degli indagati - una Jeep Wrangler, una Cadillac Escalade, due appartamenti, preziosi e alcuni quadri di valore - fino alla concorrenza dei 600 mila euro illecitamente sottratti alla società bosniaca.

Uno degli indagati è risultato, infine, percettore di reddito di cittadinanza. Alla luce della attuale situazione di emergenza sanitaria e del conseguente aumento del flusso di informazioni che circolano via mail e su altri canali, le indagini svolte in sinergia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza confermano, ancora una volta, l’incessante impegno profuso a difesa della sana imprenditoria e di tutti i privati cittadini, oggi più che mai esposti agli attacchi, anche informatici, della criminalità.


Post popolari in questo blog

Sequestrata pistola e tre arresti per furto di energia

  Comando Provinciale di  Palermo   -   Palermo , 05/01/2026 11:04 I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio svolti nei giorni di festa sia in ambito cittadino che provinciale per prevenire la criminalità comune, hanno sequestrato una pistola, arrestato tre persone e denunciato altri due uomini. A Palermo, in via Agesia di Siracusa, nel cuore del quartiere ZEN 2, i militari della locale Stazione Carabinieri, coadiuvati dai colleghi del Nucleo Cinofili di Palermo Villagrazia, hanno rinvenuto una pistola revolver a 5 colpi senza matricola e 169 cartucce calibro 44 magnum. L’arma e le munizioni erano state nascoste all’interno di una cavità ricavata nel sottoscala di un padiglione e sono state individuate grazie al fiuto dell’unità cinofila addestrata alla ricerca di esplosivi. Il materiale è stato sequestrato per i successivi accertamenti balistici, volti a verificare l’eventuale utilizzo delle armi in pregres...

Furti di metalli nella valle Telesina

  Comando Provinciale di  Benevento   -   Telese Terme (BN) , 09/12/2025 16:12 A San Lorenzo Maggiore, un quarantunenne di Telese Terme, gravato da precedenti specifici, è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Cerreto Sannita che lo sorprendevano mentre nascondeva all'interno della propria autovettura materiale ferroso dal peso complessivo di circa 400 kg, appena asportati da un cantiere edile. L’autore, bloccato dai militari, veniva condotto in Caserma, dove, al termine di tutte le formalità di rito, veniva sottoposto alla misura degli arresti domiciliari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, come disposto dal Pubblico Ministero di turno. Ad Amorosi, sulla SS Fondovalle Isclero, un quarantanovenne proveniente dalla provincia di Benevento, e già gravato da precedenti specifici, è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Cerreto Sannita che lo sorprendevano mentre nascondeva all'interno della propria autovettura due matasse di cavi di r...

ANCORA CONTROLLI DELLA TASK FORCE COORDINATA DALLA POLIZIA DI STATO NELLE STALLE E NEGLI ALLEVAMENTI: DENUNCIATO UN UOMO PER MALGOVERNO DI ANIMALI E SEQUESTRATO UN CAVALLO. SOTTOPOSTO A SEQUESTRO SANITARIO ANCHE UN INTERO ALLEVAMENTO DI ANIMALI A VACCARIZO A CATANIA

  La Polizia di Stato ha denunciato per malgoverno di animali un catanese di 50 anni e ha sequestrato un cavallo maltrattato, affidandolo in giudiziale custodia. Nell’ambito dei controlli che vengono effettuati ogni settimana per la prevenzione e la repressione del fenomeno delle corse e della macellazione clandestina, i poliziotti della Squadra a Cavallo della Questura di Catania, unitamente ai medici del Dipartimento di Prevenzione – Servizio Veterinari – dell’Asp di Catania, hanno proceduto al controllo di una stalla in via Castromarino, in pieno centro storico. I poliziotti hanno rintracciato il proprietario del fatiscente box abusivo, che era stato adibito a stalla, priva di acqua e luce, al cui interno vi era un cavallo in evidenti condizioni di maltrattamento. L’equide era molto sporco e maleodorante, in condizioni igienico sanitarie estremamente precarie, senza cibo e acqua sufficienti, ed il box non aveva alcuna apertura per l’areazione degli ambienti. Unitamente ai polizi...