Si fingevano operatori di istituti di credito e invitavano le vittime prescelte ad emettere assegni allo scopo di salvaguardare i propri risparmi. A riprova dell’operazione chiedevano l’invio, tramite whatsapp, della foto dell’assegno, che poi veniva versato su un conto corrente aperto in frode, e successivamente incassato dai falsi operatori, mediante prelievi su Atm o sportelli bancari.
Al termine dell’indagine denominata “Fake check” condotta dai poliziotti della Sezione operativa per la sicurezza cibernetica di Foggia e coordinata dalla procura della Repubblica foggiana, è stata eseguita un’ordinanza di misura cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari, nei confronti di 20 persone. Sono invece 29 le persone denunciate in stato di libertà per aver agevolato il gruppo criminale.
In particolare, nove di loro sono finite in carcere, altrettante agli arresti domiciliari, mentre alle altre due è stato notificato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Gli indagati sono accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio, attiva su tutto il territorio nazionale, con base operativa nelle province di Foggia e Napoli, specializzata nell’organizzazione di truffe ai danni di cittadini e compagnie assicurative, con la produzione di falsi documenti di identità e assegni bancari, nonché la ricettazione di titoli di pagamento.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di raccogliere elementi probatori nei confronti degli indagati, che avevano pianificato truffe per un importo superiore a 750mila euro e hanno evitato la monetizzazione di oltre 400mila euro che, anche grazie alla collaborazione degli istituti di credito e delle compagnie assicurative interessate, sono stati restituiti alle vittime.
Nel corso delle perquisizioni eseguite nei confronti degli indagati sono stati sequestrati telefoni cellulari, Pc, hard disk, documenti di identità falsi, denaro, carte di pagamento e documentazione riferibile alle truffe individuate.
Di particolare interesse risulta essere un supporto informatico in cui sono stati rinvenuti software grafici utilizzati per la falsificazione dei titoli di pagamento e la creazione di documenti di identità falsi, ma anche le matrici falsificate degli assegni clonati, emessi effettivamente dai truffati ed emersi nel corso delle indagini poiché negoziati dal gruppo criminale.
Tra i destinatari del provvedimento giudiziario figurano un praticante avvocato e un dipendente di una delle compagnie assicurative truffate, che fornivano le informazioni acquisite dalla banca dati aziendale.
Nel corso della fase esecutiva dell’operazione sono stati impiegati oltre 80 agenti appartenenti al Servizio polizia postale di Roma, ai Centri operativi per la sicurezza cibernetica di Bari, Napoli, Reggio Calabria, Ancona e Pescara, alla Sezione operativa sicurezza cibernetica di Foggia e ai Reparti prevenzione crimine di San Severo, Bari e Napoli.
03/07/2026