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Mafia: controllo giudiziario per una società di Reggio Emilia

 Controllare atti di acquisto o disposizione, esaminare scritture contabili, monitorare prestatori d´opera e partner commerciali: tutto, per un anno, sotto il costante controllo di un giudice delegato e di un amministratore giudiziario.

È quanto disposto dal tribunale di Bologna per bloccare i tentativi di infiltrazione mafiosa in una importante società di costruzioni immobiliari della provincia di Reggio Emilia.

Si tratta di un provvedimento che, con riferimento alla sua genesi, è il primo sul territorio nazionale, in quanto proposto all´organo giudicante in forma congiunta da un procuratore distrettuale (di Bologna) e da un questore (di Reggio Emilia), con il supporto investigativo del Servizio centrale anticrimine della Polizia di Stato.

La società opera nel settore edilizio da circa un decennio e, di recente, in seguito a una modifica della struttura aziendale, è finita nel mirino della questura reggiana. Infatti i poliziotti hanno accertato che i soci erano riconducibili ad un nucleo familiare mafioso originario della provincia di Palermo. Dalle indagini è emerso che la società favoriva aziende e ditte riconducibili a gruppi di 'ndranghetisti, appartenenti al clan Grande Aracri di Cutro.

Il controllo giudiziario disposto dal tribunale, tende a preservare i lavoratori dell'azienda e le realtà produttive che, sebbene interessate da tentativi di infiltrazione mafiosa, presentano un quadro non del tutto compromesso, tale perciò da consentire la prosecuzione dell'attività economica, anche se in forma “controllata”.


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