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Operazione "Cavallo pazzo": 13 arresti nel cagliaritano

 

 

Rapina a mano armata, traffico di sostanze stupefacenti, atti persecutori e reati contro la Pubblica amministrazione sono al centro dell’indagine, svolta dagli investigatori della Squadra mobile di Cagliari, denominata “Cavallo pazzo” e conclusa questa mattina con l’esecuzione di 14 misure cautelari.

I provvedimenti, emessi dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono in particolare otto custodie cautelari in carcere, cinque arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’attività operativa trae origine da una rapina a mano armata messa a segno nell’agosto 2023 nel territorio di Assemini (Cagliari), ai danni di un pregiudicato al quale un gruppo criminale composto da cinque persone, una delle quali minorenne, aveva sottratto 60mila euro in contanti e un ingente quantitativo di droga.

Da questo episodio, caratterizzato da modalità particolarmente violente, si è sviluppata l’indagine, condotta attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, che ha consentito di far luce su un gruppo strutturato di malviventi, specializzato nell’approvvigionamento e nello spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio cagliaritano.

L’organizzazione era capeggiata da due promotori che gestivano direttamente i traffici di marijuana, hashish e cocaina, curando sia le cessioni delle singole dosi che i quantitativi all’ingrosso destinati ai pusher operativi nelle diverse piazze di spaccio di Cagliari, Selargius, Quartu Sant’Elena e Assemini.

Il traffico di droga generava notevoli guadagni, testimoniati dai ripetuti sequestri di ingenti somme di denaro e dalla fitta rete di cessioni documentate, soprattutto nel centro di Selargius, individuato come epicentro dello spaccio al minuto.

Durante le intercettazioni gli investigatori hanno individuato un’altra persona che aveva avuto diversi contatti con i due leader del gruppo di spacciatori, che avevano anche un’attività parallela.

I due si erano prestati all’esecuzione di azioni violente commissionate da questa persona, risultata poi essere un amministratore pubblico locale, che aveva chiesto, in tre occasioni diverse, di incendiare le auto della ex compagna. Indagando sull’amministratore locale, del tutto estraneo ai traffici di droga, è emersa un’escalation di violenza, sopraffazione, minacce e diffamazioni, che denotavano la sua elevata pericolosità.

L’uomo, oltre ad aver commissionato gli incendi, avrebbe fornito agli esecutori materiali indicazioni finalizzate alla consumazione di un furto o di una rapina in abitazione ai danni della stessa vittima. L’evento fu però scongiurato grazie all’intervento dei poliziotti della Squadra mobile.

Dall’indagine è emerso anche un quadro di reati contro la Pubblica amministrazione, caratterizzato da un uso distorto e personalistico della funzione pubblica.

L’amministratore avrebbe sfruttato il suo ruolo per imporre indebite pressioni, condizionare l’operato di soggetti privati e orientare decisioni amministrative in violazione dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa.

In particolare, l’indagato avrebbe assoggettato funzionari e dirigenti di una società operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, ad un clima di intimidazione, imponendo assunzioni e condotte non dovute, con la minaccia di ripercussioni economiche.

Contestualmente, sono stati documentati episodi reiterati di utilizzo illecito di risorse e servizi pubblici per fini personali, accertando condotte corruttive consistenti nella ricezione di utilità economiche in cambio dell’omissione di atti dovuti e del mancato esercizio dei poteri di controllo.

Uno degli episodi documentati consiste nella consegna di mille euro da parte di un imprenditore a un amministratore pubblico quale presunto compenso per l’adozione di condotte finalizzate a evitare la segnalazione di violazioni ambientali riconducibili ad un esercizio commerciale.

Alle fasi esecutive dell’operazione hanno collaborato, oltre al personale della Squadra mobile, anche i poliziotti delle Volanti, dei commissariati di Quartu Sant’Elena, Carbonia e Iglesias, del Reparto prevenzione crimine Sardegna, del Reparto volo e delle Unità cinofile.

16/02/2026

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