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RELAZIONE DNA 2016 SULLA 'NDRANGHETA IN FRIULI

La  ‘ndrangheta  calabrese  appare  molto  più  attiva  e  “connessa”  al  territorio. Peraltro,  a  differenza  delle  cosche  siciliane,  la  mafia  calabrese  si  è storicamente  denotata  per  la  propria  capacità  di  esportare,  con  una  specie  di franchising  criminale,  la  struttura  organizzativa  in  altre  regioni  e  Stati  pur imponendo  il  comando  strategico  presso  la  “famiglia”  o  “struttura”  di  origine residente in  Calabria.   Indagini  recenti  a  Trieste  incentrate  sulla  figura  del  clan  Iona,  che  hanno portato  alla  emergenza  un  contesto  criminale  di  tipo  associativo  creatosi tuttavia  molti  anni  or  sono,  hanno  evidenziato  una  vasta  presenza  criminosa che  ha  diversificato  i  suoi  interessi  dal  traffico  di  cocaina,  al  contrabbando  di carburante  fino  al  tradizionale  intervento  diretto  negli  appalti  edilizi  attraverso la gestione di  ditte  di  movimento  terra e  con  il  reperimento  di  manodopera.
Per  dare  una  misura  del  fenomeno,  in  verità  clamorosa,  si  pensi  che  in occasione  dei  lavori  di  manutenzione  ed  allargamento  della  grande  base americana  di  Aviano,  più  della  metà  delle  ditte  ammesse  ai  lavori  e  una  larga parte  dei  lavoratori  stessi  furono  segnalati  come  aventi  rapporti  con  le  cosche calabresi.  Essendo  i  lavori  di  esclusiva  pertinenza  Usa  le  varie  interdittive  anti mafia furono,  all’epoca,  tranquillamente aggirate.   La  puntuale  osservazione  delle  vicende  del  clan  Iona  da  parte  della  DIA, centro  di  Padova  e  sezione  di  Trieste  (operazione  "AMARANTO"  – procedimento  penale  nr.  5583/DDA/2014,  si  ricollega  all'operazione "BRIGANTINO"  già  svolta  dalla  DIA  di  Padova  -  sezione  di  Trieste  negli anni  2003-2004  –  procedimento  penale  n.  2609/DDA/2003),  ha  altresì permesso  di  rilevare  uno  stretto  rapporto  con  ndrine  presenti  in  Veneto, Lombardia  e  ovviamente  Calabria.  Recenti  ed  ingenti  sequestri  di  cocaina collegati  al  porto  di  Trieste  hanno  portato  gli  inquirenti  ad  ipotizzare  un intervento  diretto  ed  autonomo  della  Centrale  calabrese  verso  il  FVG, motivato  dalla  necessità  della  ndrangheta  di  “decongestionare”  il  tradizionale approdo  di  Gioia  Tauro,  sottoposto  invece  ad  un  controllo  sempre  più  efficace da parte delle Forze dell’Ordine.   Sembrerebbe  quindi  che,  nonostante  “l’affidamento”  regionale,  la  ndrangheta calabrese  si  riserverebbe  di  gestire  centralmente  un  traffico  che  dal  Sud America,  attraverso  Trieste,  approderebbe  poi  all’Est  Europa.  Peraltro,  è  bene sottolineare  che  trasporti  di  droga  di  grandi  dimensioni  vengono  programmati in  pieno  accordo  e  partecipazione  con  i  fornitori  dello  stupefacente  che solitamente  si  accollano  la  responsabilità  della  consegna  per  una  parte consistente  del  tragitto  prescelto  per  lasciare  poi  agli  acquirenti  una  specie  di “ultimo  miglio”:  in  questo  senso  acquistano  grande  importanza  anche  i corridoi  criminali  dei  Balcani  che,  via  terra,  raggiungono  il  FVG  e  l’Italia  per lo  spaccio  nel  nostro  paese. Va  inoltre  rilevato,  su  un  altro  fronte,  la  pervasiva  presenza  di  ditte appaltatrici  di  manodopera  negli  stabilimenti  cantieristici  di  Monfalcone sospettate  di  intrattenere  rapporti  con  le  cosche  sia  calabresi  che  siciliane. Esse  svolgerebbero  un  ruolo  determinante  nella  fornitura  di  lavoratori interinali  delineando  in  tal  guisa  una  situazione  di  vero  e  proprio  caporalato. Come  ha  sottolineato  la  commissione  parlamentare  antimafia  nel  corso  della sua  visita  in  Friuli  Venezia  Giulia  risalente  al  giugno  2015,  sono  emerse  delle criticità  che  richiedono  una  interlocuzione,  quantomeno  per  invitare  le imprese  a  siglare  un  nuovo  protocollo  di  legalità  con  le  parti  sociali  e  la prefettura.  Tali  protocolli  di  legalità  non  sono  stati  ancora  accettati  da importanti  aziende del  settore,  anche  di  proprietà  pubblica.

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