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Operazione Artemis II; associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, corruzione ed altro. 9 arresti

 


Comando Provinciale di Catanzaro - Lamezia Terme (CZ) e province di Vibo Valentia, Terni e Como, 18/06/2026 10:43

Nella mattinata odierna, nel territorio del circondario di Lamezia Terme, nonché nelle province di Vibo Valentia, Terni e Como, i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare in carcere emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta di questa Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 9 indagati, ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, “usura”, “estorsione”, “corruzione”,  “falso ideologico”, “turbata libertà degli incanti”, “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, “trasferimento fraudolento di valori”, “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”, “illecita concorrenza con minaccia o violenza”, “peculato”. Inoltre, è stato disposto il sequestro preventivo di due aziende (una attiva nel taglio boschivo e l’altra operante nel terzo settore per il servizio di refezione e mensa scolastica). 
L’odierna operazione, convenzionalmente denominata “ARTEMIS II”, costituisce il diretto e coordinato prosieguo dell’ampia attività investigativa culminata nell'esecuzione del provvedimento cautelare del 7 novembre 2024 (operazione “ARTEMIS”), nell'ambito del quale vennero tratti in arresto 59 indagati. 
Mentre la prima fase delle indagini ha consentito di delineare l’organigramma dell’associazione e il collaudato sistema di produzione e traffico di sostanze stupefacenti, il presente troncone investigativo ha permesso di documentare una pervasiva e sistematica infiltrazione del sodalizio mafioso all'interno degli apparati pubblici della zona e del tessuto economico legale dei territori di Maida, Cortale e Jacurso. 
L’indagine - condotta dal Nucleo Investigativo di Lamezia Terme dal novembre 2021 al giugno 2024, attraverso molteplici attività tecniche e articolati riscontri documentali - ha consentito di ricostruire le regole spartitorie, fissate dalle cosche di ‘ndrangheta egemoni, del business connesso alle attività di taglio boschivo nel territorio ricompreso tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia.
Le emergenze investigative hanno svelato inoltre l’asservimento delle funzioni pubbliche di taluni uffici comunali agli interessi della consorteria mafiosa: nello specifico, è stato delineato un quadro di gravità indiziaria in ordine alla sistematica alterazione delle procedure di evidenza pubblica in due settori nevralgici per quella amministrazione comunale, quale: 
- il settore dei tagli boschivi; 
- l’aggiudicazione del servizio di refezione e mensa scolastica.
In estrema sintesi, è emerso che attraverso l’utilizzo del metodo mafioso e della forza di intimidazione promanante dal vincolo associativo, è stato turbato, con collusioni e mezzi fraudolenti, il regolare svolgimento di tre aste svoltesi per l’aggiudicazione di lotti boschivi, assegnati ad una ditta riconducibile direttamente al capo cosca, ma fittiziamente intestata a un prestanome. 
Il sodalizio, seguendo regole spartitorie a suo tempo fissate dalle cosche di ‘ndrangheta egemoni sul territorio e mediante minacce a imprenditori, ha dissuaso i potenziali concorrenti dal presentare offerte, determinando il fallimento delle prime due procedure di gara bandite dall'Ente.  
L'aggiudicazione formale dell'appalto è stata quindi pilotata, al terzo bando di gara, in favore della ditta individuale chiaramente riconducibile al capo cosca, dove ha partecipato solamente un’azienda boschiva compiacente, la quale avrebbe concordato la presentazione dell’offerta direttamente con l’organizzazione criminale.
Per quanto concerne il servizio di refezione e mensa scolastica, con dinamiche simili, risultano acquisiti gravi elementi indiziari che appalesano come il vertice dell'organizzazione, avvalendosi della forza di intimidazione della cosca, abbia esercitato gravi pressioni e larvate minacce nei confronti del personale comunale, per imporre la stesura assistita dei documenti di gara. Al contempo, venivano avvicinati e scoraggiati i rappresentanti di ditte concorrenti esterne. Pertanto, il servizio è stato così formalmente aggiudicato ad una ditta fittiziamente intestata a terzi, ma interamente gestita, programmata e finanziata con i capitali riconducibili alla consorteria. 
Il monitoraggio tecnico ha svelato l’esistenza di uno stabile rapporto sinallagmatico e di reciproca disponibilità tra i vertici della cosca e alcuni pubblici ufficiali infedeli, i quali hanno sistematicamente mercificato le proprie funzioni amministrative e di vigilanza, ponendosi quale stabile referente del sodalizio, rivelando notizie segrete circa i tempi di pubblicazione dei bandi, i criteri di affidamento prescelti dall'Amministrazione e le percentuali di ribasso delle ditte concorrenti, fornendo altresì consulenza tecnica per la costituzione della cooperativa sociale partecipante per conto della ‘ndrina. 
Le indagini condotte nell'ambito dell'operazione ARTEMIS II hanno ulteriormente confermato la pervasività della cosca quale “autorità illegale” e forzosa deputata alla risoluzione delle controversie tra privati sul territorio di competenza. 
In tale contesto, sono stati raccolti gravi indizi in ordine a due estorsioni effettuate con il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno” nei confronti di due cittadini, i quali si sono rivolti al capocosca dopo aver subito il furto delle proprie autovetture. I veicoli, sottratti da alcuni soggetti di etnia rom, venivano recuperati dallo stesso, a fronte della dazione di denaro. 
Inoltre, è stata documentata la concessione di un prestito usurario dell'ammontare di 15.000 € in favore di un imprenditore locale del settore della ristorazione, gravato da debiti commerciali. A fronte dell'elargizione, gli indagati si sono fatti promettere la consegna di 20.000 € entro il termine di tre mesi, applicando un tasso di interesse pari al 133% sul trimestre, corrispondente a un tasso su base annua del 532%, pretendendo a garanzia del debito l'emissione di assegni bancari post-datati. 
Contestualmente all'esecuzione delle 9 misure restrittive personali, i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di due complessi aziendali: 
- l'impresa boschiva individualmente intestata a prestanome ma riconducibile alla gestione diretta della consorteria;
- la cooperativa sociale operante nel settore della refezione e mensa scolastica, utilizzata per l'inquinamento dei mercati pubblici e il reimpiego dei capitali illeciti. 
È stato altresì eseguito il sequestro preventivo di somme di denaro per un importo complessivo di 5.700 €, individuate quale immediato provento e prezzo dei reati di estorsione e corruzione contestati. 
Il procedimento penale versa attualmente nella fase delle indagini preliminari, e la sussistenza delle responsabilità penali dovrà essere sottoposta al vaglio e alla successiva verifica processuale nel contraddittorio con le difese. 

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