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AREZZO E PROVINCIA... IL PUNTO DELLA FONDAZIONE CAPONNETTO

Ieri, dopo l'ennesima importante operazione antidroga, nel corso della quale la Guardia di Finanza di Firenze ha smantellato una banda di albanesi, abbiamo visto come la provincia di Arezzo sia divenuta importante punto di snodo strategico-operativo dei traffici di sostanze stupefacenti messi in atto dalla criminalità organizzata autoctona e straniera. Anche i recentissimi arresti di due camorristi condannati dall'Autorità Giudiziaria di Napoli per associazione di stampo mafioso e altri reati, eseguiti dai carabinieri il 25 febbraio scorso a Castelfranco, e l'altro il 3 marzo in Valdichiana, confermano quanto dettagliatamente descritto nel Report della Fondazione Caponnetto, presentato ad Arezzo il 3 dicembre 2014, insieme alla CGIL e alla Presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi. Arezzo rischia di fare la fine dell'Emilia Romagna indicata, nell'ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia, come "terra di mafia". Tra l'altro, nello stesso documento viene specificato che: • "La criminalità di stampo camorristico risulta presente anche nel Valdarno aretino"; • Le indagini (Proc. n. 22007/10 Rgnr Dda - Comito + altri) hanno tratto le mosse da altro procedimento riguardante possibili infiltrazioni nell’aretino di soggetti legati alla ndrangheta della zona di Catanzaro, in particolare alla cosca Mancuso. E’ così emersa l’esistenza di un’associazione a delinquere il cui programma è essenzialmente costituito dalla commissione di reati in materia di commercializzazione di prodotti con marchio contraffatto..."; • in riferimento alla criminalità cinese, vanno ricordati gli accertamenti svolti nel procedimento penale 18282/2008 RGNR mod. 21-DDA (per riciclaggio e art. 12 quinquies L. 356/1992), da cui sono scaturite 18 proposte di misure di prevenzione patrimoniale a carico di soggetti cinesi, esportatori di valuta all’estero per svariati milioni di Euro, presentate ai Tribunali di Arezzo e Firenze...". Le ultime cronache nazionali ci dicono che laddove si è tentato di celare il fenomeno, questo ha raggiunto livelli abnormi. La sottovalutazione del problema inevitabilmente determina danni gravissimi. La presenza del crimine organizzato nei nostri territori non è un'ipotesi fantascientifica della Fondazione Caponnetto, ma è dimostrata dalle numerosissime indagini delle forze di polizia, dai provvedimenti di sequestro e arresto, nella maggior parte dei casi emessi dall'autorità giudiziaria delle regioni del Sud Italia.

 Salvatore Calleri Fondazione Caponnetto

Renato Scalia Centro Studi Vigna

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