DIA 2016/2 - CATANIA E PROVINCIA



Il panorama mafioso catanese, che proietta la sua egemonia sulla parte orientale dell’Isola, è tuttora caratterizzato dalla presenza delle  famiglie di  cosa nostra (SANTAPAOLA – MAZZEI – LA ROCCA) e dei  clan CAPPELLO –BONACCORSI LAUDANI, con dinamiche criminali di alleanze e conflittualità sostanzialmente inalterate rispetto al semestre precedente. Il grafico nella pagina seguente ne indica la georeferenziazione sul territorio. Anche nel periodo di riferimento, l’attività di contrasto ha inferto duri colpi alle consorterie, nonostante queste continuino a perseguire una strategia di basso profilo, non disgiunta, comunque, dall’esigenza di affermare la propria supremazia sul territorio. Il risultato di tale attività ha fatto registrare una significativa disponibilità di armi da parte delle organizzazioni mafiose e non solo, a riprova di un una spiccata propensione a commettere reati da parte della delinquenza locale. Tra gli affari illeciti più remunerativi, il traffico e lo spaccio di stupefacenti mantengono ancora un ruolo di primo piano, come emerso in varie attività di polizia97, tra le quali vale la pena di richiamare l’operazione  “Carthago”,  condotta nel mese di luglio dall’Arma dei Carabinieri nei confronti di un nutrito  gruppo di affiliati alla  famiglia  SANTAPAOLA-ERCOLANO. Proprio in questo settore, nel tempo si sarebbero rinsaldati i rapporti esistenti tra  famiglie catanesi e le  ‘ndrine calabresi, specie per quanto attiene all’approvvigionamento di cocaina, e con alcuni  clan campani e pugliesi, con particolare riferimento al traffico della marijuana. Come meglio si dirà nel capitolo dedicato alle organizzazioni criminali calabresi, appare significativo di queste sinergie criminali il fatto che, proprio a Catania, nel mese di ottobre sono stati sequestrati beni nella disponibilità delle ‘ndrine reggine AQUINO/COLUCCIO della fascia ionica nonché BELLOCCO e PIROMALLI della zona tirrenica, individuati nel corso dell’inchiesta “Rent". I canali di introduzione delle sostanze provenienti rispettivamente dai Paesi Bassi e dall’area balcanica (prevalentemente Albania), appaiono sintomatici di nuove sinergie ed alleanze tra  gruppi criminali di portata transnazionale. Da segnalare, anche nella provincia etnea, la produzione in loco  di talune varietà cannabinoidee, tra le quali quella denominata  skunk, nota per l’alta concentrazione di principio attivo. In ambito internazionale, l’interesse della criminalità organizzata catanese spazia anche su altri settori, quali il contrabbando di carburanti riscontrato nel presente semestre nell’ambito dell’operazione “Matrioska”, conclusa  dalla Guardia di Finanza nel mese di novembre, che ha coinvolto anche un esponente del  clan LAUDANI. Il fenomeno estorsivo, in quanto strumento di controllo del territorio, si manifesta sia su vasta scala che nei confronti
di piccoli operatori economici, assumendo svariate forme di prevaricazione che interferiscono pesantemente sulle logiche di mercato. Trattandosi di un sistema criminale silente, le dimensioni appaiono ancora oggi complesse da stimare, anche per la tendenza non infrequente a coprire dette attività con condotte di favoreggiamento. Ciononostante, nel corso del semestre sono state diverse le operazioni di servizio che hanno colpito indistintamente membri del  clan  MAZZEI detti “Carcagnusi”, della famiglia SANTAPAOLA-ERCOLANO e della sua articolazione TOSCANO-TOMASELLO-MAZZAGLIA, responsabili, tra l’altro, proprio del reato di estorsione. Nello stesso contesto estorsivo maturano, poi, anche le condizioni propizie per praticare, contemporaneamente, l’usura, spesso rivolta alla subdola acquisizione delle attività produttive in genere, attraverso meccanismi “trasversali” di finanziamento.  Particolarmente significativa, in proposito, l’operazione  “Black Tie” conclusa nel mese di settembre, nei confronti di alcuni soggetti contigui al  clan CAPPELLO-BONACCORSI. Anche in questo semestre si sono registrati episodi di intimidazione, in alcuni casi con il danneggiamento di autovetture, in danno di soggetti che ricoprono cariche amministrative o politiche. Si tratta di un settore, quello della pubblica amministrazione, su cui, come già accennato, è intervenuta, nel mese diottobre, la D.I.A. di Catania che, nell’ambito di un’indagine volta a verificare la legittimità di taluni contratti, ha eseguito il fermo di due responsabili, disvelando un episodio di corruttela che aveva riguardato la fornitura di  hardware e  software per la gestione informatizzata di taluni servizi di un Comune etneo. E’ proseguita, inoltre, l’azione finalizzata a contrastare le infiltrazioni nell’economia attraverso l’aggressione dei patrimoni illeciti, in esito ad investigazioni che hanno portato all’adozione di importanti provvedimenti di sequestro e confisca. Tra questi, si segnalano, nell’ordine, la confisca eseguita nel mese di luglio del 2016 dalla D.I.A. di Catania, nei confronti del patrimonio di circa 500 mila euro, nella disponibilità di un elemento contiguo al  clan SANTAPAOLA e il sequestro dei beni, per un valore di oltre 700 mila euro, eseguito nel mese di settembre, sempre dalla D.I.A. del capoluogo, nei confronti di un esponente di  cosa nostra collegato alle  famiglie RAGAGLIA-LAUDANI. La stessa Articolazione, il successivo mese di dicembre, ha sottratto beni per circa mezzo milione di euro ad un membro della  famiglia di Bronte. Per quanto riguarda la criminalità straniera, fermo restando il controllo del territorio da parte delle consorterie mafiose, risulta sempre alta l’incidenza di extracomunitari, in prevalenza nordafricani o dell’est europeo, arrestati per reati contro la persona, il patrimonio e quelli inerenti agli stupefacenti. Tra i settori di interesse, lo sfruttamento della prostituzione risulta di totale appannaggio delle organizzazioni criminali rumene, albanesi e nigeriane, queste ultime particolarmente efferate nei confronti delle giovani connazionali ridotte in condizioni di schiavitù. Il dato, che verrà meglio analizzato nel capitolo dedicato alle organizzazioni criminali straniere, trova conferma in diverse attività di polizia, tra cui, in questa sede, vale la pena di richiamare l’operazione  “Skin Trade”  della Polizia di Stato,  grazie alla quale è stata disarticolata un’associazione a delinquere transnazionale attiva, tra l’altro, nella tratta di donne nigeriane.