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Roma: operazione antidroga “Giulio Cesare”

Questa mattina, la Squadra mobile di Roma, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei 12 componenti di un’associazione criminale specializzata nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti come cocaina, eroina, hashish e marijuana, e di detenzione illegale di armi da fuoco.
L’associazione criminale operava prevalentemente nella zona est di Roma, dove era attiva una piazza di spaccio che rendeva il quartiere ostaggio di pusher e consumatori di droga.
L’impiego di vedette, posizionate nei punti nevralgici del quartiere, consentiva di scorgere l’arrivo delle Forze dell’ordine e allertare gli spacciatori.
Singolare l’ingegnoso sistema di allarma usato: gli spacciatori segnalavano tra i turnisti il sopraggiungere delle pattuglie attraverso un braccialetto che generava una vibrazione al polso, evitando così urla e fischi tipici delle sentinelle ingaggiate nelle piazze di spaccio.
Il gruppo criminale pretendeva dai pusher turnazioni anche in orari notturni, garantendo così la continuità dello smercio di droga durante l’intera giornata sino alle ore del mattino inoltrato.
L’indagine, chiamata “Giulio Cesare”, era partita dall’arresto di un uomo trovato in possesso di 3 chili di cocaina, suddivisa in 3 panetti da 1 chilo ciascuno, nascosti  all’interno di un vano appositamente ricavato nella sua auto.
Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali gli investigatori sono riusciti a risalire al vertice dell’organizzazione, costituito da un intero nucleo familiare che prevedeva una suddivisione di ruoli e funzioni.
Il “capo famiglia”, usufruendo di diversi legami con la malavita romana, gestiva l’attività di reperimento della droga avvalendosi del cognato e dei due figli.  
L’uomo si occupava dei pagamenti dello stupefacente, dispensando direttive e consigli secondo la sua esperienza criminale.
I due ragazzi ricoprivano ruoli apicali ma in posizione subordinata rispetto al padre, poiché reclutavano giovani pusher, spesso disadattati bisognosi di guadagnare, garantendo all’occorrenza anche l’assistenza legale e il sostentamento economico ai “soci” arrestati. 
La “famiglia” si avvaleva dei servizi di un altro uomo, una sorta di luogotenente, punto di riferimento per la lavorazione, l’occultamento e la detenzione della droga, occupandosi anche della relativa contabilità e del pagamento di spacciatori e sentinelle. Quest’ultimo era aiutato nelle sue mansioni dalla sua convivente, figlia del “capo famiglia”, che partecipava stabilmente alle dinamiche malavitose.
Anche la moglie del capo, nonché sorella dell’uomo, partecipava attivamente all’azienda di famiglia, poiché ne garantiva la prosecuzione con la consapevolezza dell’attività illecita: incassava somme di danaro da debitori di droga e manteneva contatti e legami malavitosi con personaggi vicini al gruppo.
L’indagine ha consentito di mettere in luce l’intera attività e raccogliere le prove avvalorate anche dai numerosi sequestri di droga e armi, e dall’arresto nel tempo di diversi spacciatori.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati complessivamente 15 chili di sostanza stupefacente, quattro pistole, un giubbotto antiproiettile e numerose munizioni.
Il terrore ingenerato non solo tra i residenti, ma anche tra gli stessi consociati e la spregiudicatezza con cui affrontavano le Forze dell’ordine anche durante le indagini, mostrava la loro convinzione di essere intoccabili alla stessa stregua di un imperatore con poteri smisurati: da questo il nome dell’operazione. 

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