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Un silenzio assordante di Angelo Ivan Leone

 



In questa settimana da brividi, e non solo metereologicamente, per il nostro Paese, la grande stampa dimentica di svolgere il suo dovere e viene meno alla sua funzione e ragione sociale, ossia quella di informare.

Siamo tutti d'accordo che la crisi, la pandemia e tutto quello che ne deriva meritano la prima pagina, ma una parola sul più grande processo di mafia, dopo il maxi di Falcone e Borsellino negli anni Ottanta la vogliamo spendere?

Bene, se non lo fanno loro, lo facciamo noi, con i nostri modestissimi mezzi e il nostro massimo impegno.

Si tratta della più grande operazione contro il crimine organizzato mai condotta in Italia dopo il maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra, istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Gli imputati sono 325 e dovranno rispondere di circa 400 capi d’accusa, dall’associazione mafiosa alla detenzione di armi, dall’usura al narcotraffico. È un processo non solo all'organizzazione mafiosa più forte del mondo: la 'Ndrangheta, ma anche alla politica corrotta e alla massoneria deviata.

L'accusa è incarnata nella persona di Nicola Gratteri, un uomo cui affiderei di buon grado, non solo la conduzione di un processo, ma quella dell'intero Paese. E credo che siano svariati milioni gli italiani che pensano questo, specie nel Meridione d'Italia.

Se lo ricordino bene i nostri politici.

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