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Partite di poker truccate mediante congegni elettronici. Tre arresti.

Comando Provinciale di Caltanissetta - Gela (CL), 11/11/2019 10:18
All’alba di oggi, a Gela (CL) e Licata (AG), i Carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale di Gela su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 3 soggetti ritenuti promotori e organizzatori di un'associazione per delinquere dedita al compimento di reiterate  truffe aggravate, consistite nel truccare partite di poker "Texas Hold'em", da loro illecitamente organizzate, mediante l'utilizzo di un congegno elettronico chiamato "Pina".
Il provvedimento restrittivo scaturisce da un’articolata attività di indagine, avviata nel settembre del 2018 dalla Sezione Operativa del Reparto Territoriale Carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Gela, i cui esiti hanno permesso di comprovare come L. V. , gelese 47enne, L.P.C., gelese di 33 anni e R.R.E., gelese di 37 anni, con la partecipazione di M. A., ennese di 44 anni, C.A., ennese di 45 anni, C.V. ennese di 47 anni e B. M., gelese di 42 anni, abbiano costituito un'associazione per delinquere capace di incassare ingenti profitti illeciti truccando partite di poker, in danno di ignari giocatori, vittime di un'articolata truffa.
L'attività investigativa è stata avviata a seguito di numerose segnalazioni grazie alle quali si apprendeva dell'esistenza di una bisca clandestina nel territorio di Gela, all'interno della quale venivano organizzate serate da gioco di poker nella sua declinazione del Texas Hold'em cash game, ovvero mediante puntate senza limiti massimi di importo (e quindi senza limiti di vincita/perdita).
La peculiarità di dette serate attiene l'utilizzo, da parte dei membri del sodalizio criminale, di un congegno elettronico, in gergo denominato "Pina", in grado di predire il vincitore delle singole mani di gioco, e pertanto utilizzato per pilotare le partite e truffare ignari giocatori.
I Carabinieri della Sezione Operativa, attraverso mirati servizi di osservazione, eseguiti al fine di verificare la veridicità delle segnalazioni ricevute, riuscivano a individuare l'ubicazione della "bisca" clandestina. Ulteriore impulso alle indagini veniva fornito dall'attività tecnica, grazie alla quale si riuscivano documentare molteplici serate di gioco d'azzardo organizzate all'interno di un immobile gestito da L.P. e R.. I due indagati si occupavano del reclutamento dei giocatori da coinvolgere nelle serate, utilizzando quali criteri di selezione la disponibilità economica e lo stato di dipendenza dal giuoco d'azzardo. Mentre L., regista "occulto" dell'associazione, nonché proprietario dell'apparecchiatura tecnica, prendeva parte alle giocate fingendosi un normale giocatore e, attraverso la complicità degli altri sodali, riusciva a pilotare l'esito delle singole mani di gioco mediante l'uso della "Pina".
In particolare, il marchingegno, all'apparenza un normale porta fiches, nasconde al proprio interno una telecamera a infrarossi, la quale, dopo aver decodificato il codice a barre impresso in maniera impercettibile sul dorso di ogni singola carta da gioco, calcola attraverso un complesso software a quale giocatore verrà data la combinazione vincente, trasmettendo poi l'informazione a una micro-auricolare e a un cellulare collegati con sistema bluetooth.
Nel caso di specie, L., utilizzando micro-auricolare e cellulare, individuava dapprima il giocatore vincente poi, toccando le fiches di colore rosso, segnale convenzionale deciso in precedenza, avvisava i propri complici allo scopo di pilotare il risultato delle singole mani di gioco.
L’attività investigativa consentiva di acclarare che L. era solito introdurre e cedere dosi di cocaina all’interno della bisca, allo scopo di intrattenere più a lungo le vittime del raggiro, e, quindi, potergli spillare più denaro mediante l’uso della “Pina”.
Al termine della serata i profitti derivanti dalle vincite venivano divisi tra L., R. e L.P., mentre al resto dei sodali veniva corrisposta una quota concordata in partenza.
I Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela, stamane hanno, quindi, notificato l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a L.V., L.P.C. e R.R.E..
Nello stesso procedimento penale sono indagati in stato di libertà gli altri membri del sodalizio, ovvero M.A., ennese di 44 anni, C.A., ennese di 45 anni, C.V., ennese di 47 anni e B.M., gelese di 42 anni.

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