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"Sono di Camporeale, vicino Corleone"




 Comando Provinciale di Mantova - Mantova, 27/06/2025 15:37

“Sono di Camporeale, vicino Corleone”. Con questa frase, ricca di significati allusivi al super boss di Corleone, si presentava agli imprenditori agricoli della bassa mantovana (tra San Benedetto Po, Suzzara e Motteggiana), invadendo i terreni coltivati ad erba medica con migliaia di pecore dei suoi greggi, instillando da subito, nelle sue vittime, una sorta di intimidazione velata. L’uomo, un pastore 49nne nativo di Camporeale (PA) e residente a Brescello, con l’ausilio di un fidato collaboratore di origine romena, distruggeva con tali incursioni i raccolti, nutriva i propri ovini e traeva indisturbato profitto, facendo pascolare i capi di bestiame per più giornate a fronte di nessun costo, provocando peraltro la diffusione di cariche parassitarie e batteriche sui terreni “con conseguente rischio di infezioni telluriche e di endoparassiti”, come certificato dall’ATS di Mantova. Le estorsioni aggravate dall’uso di violenze e minacce contro diversi agricoltori locali sono restate impunite per diversi anni, per il clima di timore e di assoggettamento cui gli stessi erano sottoposti, obbligati com’erano a subire ed a non denunciare angherie e sopraffazioni. Fino a quando, dal febbraio 2023 ad oggi, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Mantova, non hanno perforato la bolla di silenzio iniziando una scrupolosa indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Mantova, ricevendo le testimonianze delle vittime che si sono sentite protette dai militari dell’Arma che, a fatica, hanno quindi iniziato a far luce sulla insopportabile situazione. Le intercettazioni telefoniche hanno peraltro disvelato una gravissima condizione di sfruttamento illecito di lavoratori posti alle dipendenze del pastore siciliano: tre dipendenti, formalmente assunti, venivano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, caratterizzate da situazioni alloggiative fatiscenti, con reiterato omesso versamento di retribuzioni, con la sottoposizione ad orari di lavoro estenuanti – dall’alba al tramonto – senza alcun periodo di riposo, profittando il datore di lavoro del loro stato di bisogno derivante dalle condizioni di indigenza economica e (in un caso) di irregolarità del territorio nazionale. In tale inverosimile (ma reale) quadro, il pastore siciliano razionava anche le forniture di cibo quotidiano ai tre dipendenti, scegliendone qualità e quantità senza possibilità di appello, con un budget giornaliero che lui stesso calcolava tassativamente inferiore ai 2 euro per ciascun lavoratore (lasciando taluno di essi infatti anche senza pasti per più giornate intere), obbligandoli a vivere in una roulotte priva delle più basilari condizioni di igiene e sicurezza, priva di riscaldamento e di acqua corrente, in uno stato che il GIP del Tribunale di Mantova non ha tardato a definire “agghiacciante”, nell’ordinanza di custodia cautelare che ha spiccato a conclusione dell’indagine. Nella giornata del 4 febbraio 2025 u.s. i Carabinieri della Compagnia di Mantova, coadiuvati da personale dei Comandi Provinciali di Reggio Emilia e Vercelli, con il supporto dei Gruppi Carabinieri Forestali di Mantova e Modena-Reggio Emilia, del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Mantova, del Nuclei Cinofili Carabinieri di Orio al Serio (BG) e Bologna, con il supporto aereo del 13° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Forlì-Cesena, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del pastore, reo di estorsione plurima aggravata in concorso e di sfruttamento di manodopera. Nella medesima operazione sono stati posti sotto sequestro preventivo dai Carabinieri i beni immobili e mobili (le greggi in particolare), per la successiva confisca, in danno all’arrestato, e sono state perquisite le abitazioni di ulteriori quattro soggetti, orbitanti tutti tra i territori della bassa reggiana, la bassa mantovana e Vercelli, perché indagati, in ipotesi accusatoria, dalla Procura della Repubblica, nell’ambito del medesimo procedimento penale, per traffico e detenzione illecita di armi, così come è emerso dalle intercettazioni telefoniche intercorse con il pastore, che non disdegnava di detenere e porre in vendita un numero imprecisato di pistole marca Beretta, di provenienza furtiva. Nella mattinata del 27 giugno in Camporeale (PA), Brescello (RE) e Suzzara (MN), i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Mantova, collaborati dai militari delle Compagnie di Gonzaga (MN), Guastalla (RE) e Partinico (PA), hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Mantova e finalizzato alla cosiddetta “confisca allargata”, ex art. 240/bis C.P., di beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 300.000 euro a carico del pastore 49nne già arrestato nella precedente operazione, ed attualmente agli arresti domiciliari nel comune di Camporeale (PA). L’odierna misura scaturisce a seguito dell’indagine patrimoniale svolta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Mantova, i cui esiti sono stati integralmente recepiti prima dal Pubblico Ministero procedente, poi da Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Mantova, con l’emissione del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni. I Carabinieri hanno raccolto univoci elementi di prova che dimostrano la sproporzione tra i beni acquisiti dal pastore, nel periodo oggetto delle condotte contestate, ed i redditi dichiarati ai fini delle imposte. Tra i beni sequestrati figurano terreni agricoli ed abitazioni, oltre a due autovetture di lusso. I beni sequestrati sono stati affidati in giudiziale custodia ad un professionista nominato dall’Autorità Giudiziaria. Il pastore, che attualmente è sottoposto agli arresti domiciliari, negli anni scorsi aveva dichiarato al Fisco nel 2022 un reddito netto di Euro 1.846, nell’anno 2021 un reddito netto di circa 14.000 euro e nel 2020 un reddito netto di circa 18.000 euro. Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari, e l’eventuale colpevolezza del soggetto dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.
 

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