Passa ai contenuti principali

I TESTIMONI DI GIUSTIZIA SONO UNA RISORSA PREZIOSA DA COLTIVARE E NON UN PROBLEMA DA ELUDERE di Giuseppe Lumia



 

Sui Testimoni di Giustizia qualcosa non va. Sembra aleggiare ancora una volta una sorta di pregiudizio che colpisce la dignità e la possibilità dei Testimoni di Giustizia di essere considerati una straordinaria risorsa della Democrazia nella lotta alle mafie e non un problema da scansare o addirittura da ridimensionare.

 

Per anni e anni abbiamo cercato in tutti i modi di far comprendere che i Testimoni sono cittadini coraggiosi che scelgono di rompere con l’omertà e denunciano con fatti circostanziati le mafie, mettendo in gioco tutto di sé, della propria attività professionale e del destino delle loro stesse famiglie.

 

Prima venivano, spesso artatamente, confusi con i collaboratori di giustizia; poi, con impegno e determinazione, si sono ottenuti risultati positivi in diversi interventi in Parlamento, giungendo a una normativa quadro finalmente di alto valore; adesso si rischia di rovinare tutto, come spesso accade, nella fase applicativa.

 

Di recente è stato emanato un Decreto Applicativo della Riforma della Legge sui Testimoni di Giustizia che lascia basiti. 

 

Addirittura si va in netto contrasto con la norma primaria, cioè l’articolo 7, comma 1, lettera h), della Legge n. 6 dell’11 gennaio 2018 e non si tiene conto dei pareri espressi in Parlamento nelle Commissioni di merito e nella stessa Commissione Antimafia.

 

Lo scorso 21 Dicembre è stato pubblicato con estremo ritardo un regolamento adottato con il Decreto n. 174 del 2020, emanato addirittura il 7 Agosto, che disciplina, sul piano nazionale, le assunzioni nella Pubblica Amministrazione dei Testimoni. In Sicilia si era intervenuto in anticipo, anni fa, con una normativa che su questo aspetto ha dato ottimi risultati e che ha ispirato l’iter legislativo in Parlamento.

 

In questo Decreto di fatto si restringe molto questa scelta a danno dei figli e di fatto la si cancella soprattutto per i Testimoni “storici”, comunque costituito da un numero ridotto e nei confronti dei quali riemergono un certo accanimento e una ostilità insopportabile.

 

Sento il dovere di riepilogare alcune considerazioni, visto che, con altri Parlamentari, ho sempre seguito passo passo la condizione di questi Testimoni e il percorso legislativo, sia in Commissione Antimafia sia in Parlamento.

 

1) La riforma quadro interviene per fare tesoro degli errori e dell’esperienza maturata sul campo, per cui bisogna applicarla con coerenza e particolare cura, sempre e non solo quando i Testimoni sono “utili”  durante la fase dei processi contro i boss mafiosi. Il rischio che queste persone affrontano vale purtroppo per tutta la vita, quindi metterla in pericolo con un approccio burocratico alla protezione non è tollerabile.

 

2) La sicurezza, il reinserimento lavorativo, il diritto alla casa e ai servizi di welfare (sanità, scuola, assistenza sociale...) vanno posti al centro delle scelte dello Stato che prende in carico la difficilissima condizione dei Testimoni di giustizia. L’attenzione deve essere gestita con delicatezza e con un approccio positivo e promozionale in modo da far comprendere concretamente e chiaramente da che parte sta lo Stato nella lotta alle mafie. 

 

3) Il collocamento nella Pubblica Amministrazione non è un privilegio ma una soluzione intelligente che rompe la barriera micidiale dell’emarginazione in cui i Testimoni sono spesso costretti a vivere, a causa dell’isolamento e della costante persecuzione mafiosa, che incidono più di quanto si possa pensare sulla tenuta e sulla dignità dei Testimoni e sulla stessa credibilità dello Stato. 


È il momento pertanto di mettersi al servizio di una applicazione della legge quadro  di riforma dei Testimoni di Giustizia coerente e rigorosa senza indugi e senza ritardi.

Post popolari in questo blog

Sequestrata pistola e tre arresti per furto di energia

  Comando Provinciale di  Palermo   -   Palermo , 05/01/2026 11:04 I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio svolti nei giorni di festa sia in ambito cittadino che provinciale per prevenire la criminalità comune, hanno sequestrato una pistola, arrestato tre persone e denunciato altri due uomini. A Palermo, in via Agesia di Siracusa, nel cuore del quartiere ZEN 2, i militari della locale Stazione Carabinieri, coadiuvati dai colleghi del Nucleo Cinofili di Palermo Villagrazia, hanno rinvenuto una pistola revolver a 5 colpi senza matricola e 169 cartucce calibro 44 magnum. L’arma e le munizioni erano state nascoste all’interno di una cavità ricavata nel sottoscala di un padiglione e sono state individuate grazie al fiuto dell’unità cinofila addestrata alla ricerca di esplosivi. Il materiale è stato sequestrato per i successivi accertamenti balistici, volti a verificare l’eventuale utilizzo delle armi in pregres...

Furti di metalli nella valle Telesina

  Comando Provinciale di  Benevento   -   Telese Terme (BN) , 09/12/2025 16:12 A San Lorenzo Maggiore, un quarantunenne di Telese Terme, gravato da precedenti specifici, è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Cerreto Sannita che lo sorprendevano mentre nascondeva all'interno della propria autovettura materiale ferroso dal peso complessivo di circa 400 kg, appena asportati da un cantiere edile. L’autore, bloccato dai militari, veniva condotto in Caserma, dove, al termine di tutte le formalità di rito, veniva sottoposto alla misura degli arresti domiciliari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, come disposto dal Pubblico Ministero di turno. Ad Amorosi, sulla SS Fondovalle Isclero, un quarantanovenne proveniente dalla provincia di Benevento, e già gravato da precedenti specifici, è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Cerreto Sannita che lo sorprendevano mentre nascondeva all'interno della propria autovettura due matasse di cavi di r...

ANCORA CONTROLLI DELLA TASK FORCE COORDINATA DALLA POLIZIA DI STATO NELLE STALLE E NEGLI ALLEVAMENTI: DENUNCIATO UN UOMO PER MALGOVERNO DI ANIMALI E SEQUESTRATO UN CAVALLO. SOTTOPOSTO A SEQUESTRO SANITARIO ANCHE UN INTERO ALLEVAMENTO DI ANIMALI A VACCARIZO A CATANIA

  La Polizia di Stato ha denunciato per malgoverno di animali un catanese di 50 anni e ha sequestrato un cavallo maltrattato, affidandolo in giudiziale custodia. Nell’ambito dei controlli che vengono effettuati ogni settimana per la prevenzione e la repressione del fenomeno delle corse e della macellazione clandestina, i poliziotti della Squadra a Cavallo della Questura di Catania, unitamente ai medici del Dipartimento di Prevenzione – Servizio Veterinari – dell’Asp di Catania, hanno proceduto al controllo di una stalla in via Castromarino, in pieno centro storico. I poliziotti hanno rintracciato il proprietario del fatiscente box abusivo, che era stato adibito a stalla, priva di acqua e luce, al cui interno vi era un cavallo in evidenti condizioni di maltrattamento. L’equide era molto sporco e maleodorante, in condizioni igienico sanitarie estremamente precarie, senza cibo e acqua sufficienti, ed il box non aveva alcuna apertura per l’areazione degli ambienti. Unitamente ai polizi...