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Rete criminale dedita al narcotraffico

 


Comando Provinciale di Novara - Novara, 23/04/2026 16:37

Dalle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Novara, Varese, Imperia e Vercelli, i Carabinieri hanno dato esecuzione a un’importante operazione antidroga, denominata convenzionalmente “Back Door”, nei confronti di 21 soggetti, allo stato delle indagini ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso tra loro, dei reati di detenzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), nonché di estorsione e falsità in atti destinati all’Autorità Giudiziaria.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Novara e condotta dal Nucleo Investigativo di questo Comando Provinciale Carabinieri, si è sviluppata tra gennaio e luglio 2025 con il supporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e, nella fase esecutiva, con l’impiego dei Reparti territoriali competenti, di tre Squadre Operative di Supporto del 1° Reggimento “Piemonte” di Moncalieri e di un’unità cinofila del Nucleo Cinofili di Volpiano.
Il provvedimento cautelare, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Novara, dispone: 4 misure di custodia cautelare in carcere; 4 misure degli arresti domiciliari; 13 misure tra obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
L’inchiesta, caratterizzata da elevata complessità, si è avvalsa di intercettazioni telefoniche e telematiche, servizi di osservazione, controllo e pedinamento, nonché attività tecniche avanzate che hanno consentito di ricostruire un articolato sistema di approvvigionamento e distribuzione di sostanze stupefacenti.
Secondo il quadro indiziario, il gruppo operava prevalentemente nel territorio novarese, con ramificazioni nelle province di Varese (in particolare nel Saronnese), Milano, Alessandria (Serravalle Scrivia) e Imperia (Diano Marina). Al centro delle dinamiche illecite sarebbe stata individuata una figura di riferimento, un cinquantenne novarese, ritenuto organizzatore dell’acquisto di ingenti quantitativi di droga da fornitori di alto livello, anche di origine straniera, e della successiva distribuzione sul territorio.
Le investigazioni hanno documentato una capillare attività di compravendita, comprendente anche partite di diversi chilogrammi di stupefacente, nonché l’impiego di sofisticate tecniche per eludere i controlli: utilizzo di utenze telefoniche intestate fittiziamente, applicazioni di messaggistica criptata e linguaggio in codice (con termini convenzionali come “latte” o “bianca” per la cocaina, “piastrelle” per l’hashish e “verde” per la marijuana), oltre all’uso di veicoli “staffetta” per il trasporto.
Un momento decisivo dell’indagine si è registrato nel giugno 2025, quando il rientro da una trasferta nel Varesotto ha consentito ai militari di fermare due soggetti e di individuare una base logistica del gruppo a Galliate. La successiva perquisizione ha portato al sequestro di circa 205 grammi di cocaina, 95 grammi di hashish, materiale per il confezionamento e 9.875 euro in contanti, nonché all’arresto in flagranza del custode dello stupefacente.
Le attività investigative hanno inoltre fatto emergere, allo stato, gravi condotte estorsive connesse al recupero di crediti derivanti dal traffico di droga. In particolare, a fronte di debiti accumulati per forniture non pagate – per importi superiori ai 120.000 Euro e in alcuni casi fino a 160.000 Euro – uno dei principali fornitori avrebbe esercitato pesanti pressioni intimidatorie, comprese minacce di morte e prospettazioni di violente ritorsioni, anche nei confronti dei familiari dei debitori.
È stato altresì documentato un tentativo di inquinamento probatorio finalizzato a ottenere la scarcerazione di un indagato: mediante la produzione di documentazione mendace, era stata falsamente attestata la disponibilità di un immobile nel vercellese idoneo agli arresti domiciliari. I successivi accertamenti dei Carabinieri hanno tuttavia smentito tale circostanza, rivelando l’inidoneità e l’assenza di un valido titolo di disponibilità dell’abitazione.
Secondo quanto evidenziato nel provvedimento cautelare, tali condotte dimostrerebbero una concreta capacità degli indagati di eludere i controlli e di interferire con l’accertamento dei fatti.
Pur in presenza di un’attività criminale strutturata, il Giudice per le Indagini Preliminari ha escluso, allo stato, la configurabilità del reato associativo, ritenendo le condotte riconducibili a una pluralità di episodi di concorso, caratterizzati da rapporti non stabili ma fondati su interessi economici contingenti.
L’operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti e ha consentito di interrompere un significativo circuito illecito di approvvigionamento e distribuzione, contribuendo a contenere dinamiche criminali potenzialmente pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica.

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