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RINVIO A GIUDIZIO - COMUNICATO PROCURA GENERALE CATANIA

 


Procura generale della Repubblica

presso la Corte d’Appello di Catania

COMUNICATO STAMPA


A seguito di richiesta di rinvio a giudizio proposta da questa Procura generale in data 20 novembre 2025 , il G.U.P. presso il Tribunale di Catania ha disposto con decreto del 23 aprile 2026 il rinvio a giudizio di tutti gli imputati per i quali era stata esercitata l’azione penale nell’ambito del proc. pen. 10/24 Reg. Avocazioni e 5876/22 R.G.N.R. . In particolare, sono stati rinviati a giudizio:

Ercolano Aldo per il delitto di duplice omicidio pluriaggravato in danno di Alessandro Rovetta, amministratore unico delle “Acciaierie Megara s.p.a” e di Francesco Vecchio, direttore del personale della predetta società;

Vinciullo Vincenzo per il delitto di estorsione pluriaggravata in danno degli amministratori della società summenzionata con il ruolo di negoziatore;

Greco Leonardo quale concorrente nel delitto da ultimo indicato con il ruolo di organizzatore dell’estorsione;

Motta Antonio Alfio per lo stesso delitto di estorsione pluriaggravata con il ruolo di riscossore;

Tusa Francesco per il delitto di estorsione pluriaggravata in danno degli amministratori della società summenzionata con il ruolo di riscossore;

Gli imputati del delitto di estorsione concorrono con i correi, nelle more deceduti, Ercolano Giuseppe, Ilardo Luigi, Provenzano Bernardo, Greco Nicolò e Tusa Lucio, tutti esponenti di spicco di Cosa Nostra nelle sue varie articolazioni territoriali.

Le indagini per i reati summenzionati erano state avviate nei confronti di ignoti subito dopo il duplice omicidio di Rovetta e Vecchio, commesso il 31 ottobre 1990, ma con esito sempre negativo che aveva condotto a varie richieste di archiviazione accolte dal Gip.e a diverse riaperture delle indagini, sollecitate dai familiari delle vittime alla costante ricerca di una risposta giudiziaria efficace alla loro domanda di giustizia. L’ennesima richiesta di archiviazione formulata dalla Procura distrettuale in data 17 giugno 2024 non era stata però accolta dal Gip, che con notevole sagacia investigativa aveva proposto alcuni temi di indagine che meritavano adeguato sviluppo. Dopo alcune investigazioni svolte a seguito di tale provvedimento, la Procura reiterava però la propria richiesta di archiviazione in data 20 novembre 2024 e a questo punto la Procura generale disponeva in data 16 dicembre 2024 l’avocazione del procedimento, ritenendo che fosse opportuno un maggiore approfondimento dei temi indicati dal Gip.

Il procedimento veniva seguito dallo stesso procuratore generale e dai due più esperti magistrati del gruppo di lavoro specializzato nelle indagini per i più gravi reati di criminalità organizzata di tipo mafioso, magistrati che nel passato erano stati protagonisti nella qualità di componenti della D.D.A. di Catania di alcune delle più importanti operazioni giudiziarie nei confronti degli esponenti di vertice dei più agguerriti sodalizi mafiosi operanti a Catania e nella provincia. Le indagini venivano delegate alla D.I.A. – centro operativo di Catania e al nucleo di p.g. interforze costituito dallo scrivente presso la Procura generale. Esse assumevano subito un ritmo serrato e intenso, tanto più indispensabile in quanto si doveva far luce su episodi criminosi risalenti ormai a oltre trentacinque anni e consentivano di far emergere per la prima volta alcune significative circostanze:

L’effettivo pagamento da parte degli imprenditori bresciani Ettore Lonati e Amato Stabiuni, nel frattempo divenuti titolari delle quote di maggioranza della predetta Megara, di somme rilevanti, versate in diverse soluzioni nel corso degli anni, a titolo di estorsione dopo il duplice omicidio. Tale importante circostanza, pervicacemente negata sino ad allora dai predetti imprenditori, emergeva finalmente dopo che agli stessi venivano contestati i numerosi elementi probatori che smentivano le loro precedenti dichiarazioni. Tali indicazioni consentivano finalmente di ritenere accertato il movente del duplice omicidio, prima solo ipotizzabile.

Di ricondurre la rinnovata insistenza nell’avanzare da parte della famiglia catanese di Cosa Nostra le proprie richieste estorsive, che già nel 1983 erano state formulate con l’attentato dinamitardo alla cabina elettrica di alimentazione degli stabilimenti, ad un evento assai significativo rappresentato dal decesso nell’arile del 1990 dell’imprenditore Carmelo Costanzo, i cui noti legami con il sodalizio mafioso diretto da Santapaola e Ercolano gli avevano consentito di interporsi tra l’amministrazione del tempo della Megara e il sodalizio mafioso, evitando che questo potesse insistere nelle proprie pretese, ovviamente motivato in tale intermediazione da cospicui profitti economici legati alla possibilità di acquistare dalla Megara a prezzi di particolare favore i tondini in ferro necessari per la propria attività di imprenditore edile.

Di eliminare le apparenti contraddizioni tra le dichiarazioni rese da Avola Maurizio e quelle rese da Ferone Giuseppe, riconducendo la deliberazione e l’organizzazione del duplice omicidio a Aldo Ercolano, capo operativo all’epoca della famiglia catanese di Cosa Nostra, essendo latitante lo zio Nitto Santapaola, nonché figlio di Ercolano Giuseppe, storicamente assai propenso ad avvalersi della propria caratura criminale per farsi strada nel mondo dell’imprenditoria catanese nella quale reinvestiva gran parte dei proventi illeciti e che con particolare insistenza e avidità aveva cercato di assumere il controllo della Megara come socio occulto o quanto meno di estorcerne rilevanti profitti dopo che era venuto meno lo schermo del Costanzo. 


Questi importanti risultati investigativi sono stati resi possibili oltre che per il particolare impegno e l’acume investigativo dei magistrati chiamati ad occuparsi delle indagini, dallo straordinario lavoro svolto dalla squadra investigativa composta da alcuni componenti della Dia di Catania e dai due addetti al predetto Nucleo interforze, i quali hanno dovuto riesaminare l’ingente materiale che si era accumulato nel corso dei diversi anni, estrapolando da un coacervo confuso di dati, in realtà mai esaminati in precedenza nella giusta prospettiva, quelli più significativi, primi tra tutti quelli che avrebbero già al tempo consentito di ritenere certo il movente estorsivo del duplice omicidio. Tali elementi sono stati selezionati e riorganizzati in modo coerente e hanno consentito di avviare nuovi e mirati servizi tecnici di intercettazione e la nuova escussione delle numerose persone informate dei fatti in precedenza sentite ma che potevano adesso essere compulsate con maggiore efficacia grazie agli elementi riemersi dall’approfondito studio delle carte.  

Per l’encomiabile lavoro svolto da questa squadra, la Procura generale ha finalmente potuto ritenere raggiunto un quadro probatorio idoneo a sostenere la propria ipotesi accusatoria con la ragionevole previsione della condanna degli imputati per i quali è stata esercitata l’azione penale e di cui il decreto che dispone il giudizio rappresenta solo il primo tassello nell’accertamento giudiziale di un fatto di straordinaria gravità avvenuta nel 1990 ma che è ancor oggi assai emblematico della prepotenza e arroganza con cui, quando è necessario, i sodalizi mafiosi tentano di infiltrarsi nel mondo imprenditoriale etneo per reinvestirvi parte dei profitti illeciti. 

Al tempo stesso il presente procedimento rappresenta una doverosa testimonianza del mondo giudiziario intesa a riconoscere il coraggio di chi ha saputo opporsi al prezzo della vita alla prevaricazione mafiosa.


Catania 24.04.2026


  Il Procuratore generale



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