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Colpita l'articolazione mafiosa attiva nel Nord Salento

 


Comando Provinciale di  - Lecce, 26/05/2026 10:17

Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce hanno dato esecuzione a 30 misure cautelari personali emesse dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito di un procedimento penale che conta complessivamente 52 indagati. Dei 30 destinatari delle misure, alcuni raggiunti in altre province e regioni del territorio nazionale, 27 sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere e 3 agli arresti domiciliari. All’operazione hanno preso parte oltre 200 militari dell’Arma Territoriale, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”, dal Nucleo Cinofili di Bari, dal 6° Nucleo Elicotteri di Bari-Palese e dagli assetti specializzati delle Aliquote di Pronto Intervento (API) di Brindisi e delle Squadre Operative di Supporto (SOS) dell’11° Reggimento “Puglia”.
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio in concorso, associazione finalizzata al traffico illecito e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, incendio, violenza privata e minacce con l’uso delle armi, tutti reati aggravati dal metodo mafioso.
L’indagine, denominata “CORE” dal soprannome ricorrente nel corso delle conversazioni intercettate, è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce ed è stata avviata nel dicembre 2022 a seguito del tentato omicidio di un pregiudicato di Squinzano, per concludersi nel maggio 2024. L’attività investigativa ha consentito di documentare l’operatività, nel Nord Salento e in particolare nei comuni di Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina e Torchiarolo, di un’articolazione dell’associazione mafiosa comunemente denominata Sacra Corona Unita, nonché l’esistenza di una parallela associazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana, approvvigionate e distribuite prevalentemente a Squinzano e nei comuni limitrofi, con disponibilità di armi e ricorso a condotte violente funzionali al controllo del territorio. Le attività investigative hanno consentito di far emergere tre “summit” criminali, svoltisi all’interno di una masseria diroccata nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo e, in alcuni casi, anche in un’abitazione del centro storico di Lecce, nel corso dei quali sarebbero stati celebrati veri e propri riti di affiliazione mafiosa e impartite direttive in ordine all’approvvigionamento e alla vendita di sostanze stupefacenti, al sostegno economico dei sodali detenuti e alla gestione dei contrasti interni ed esterni attraverso la forza intimidatrice del vincolo associativo. Il rito di affiliazione documentato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo prevedeva l’incisione di una croce sulla spalla destra, sul petto o sull’addome dell’affiliando, seguita dal bacio sulle labbra tra i partecipanti al rito, elementi riscontrati anche nel corso delle attività investigative su alcuni degli indagati successivamente arrestati. In altri casi, il rituale veniva ulteriormente rafforzato dal dono di una collanina recante un crocefisso e dalla celebrazione dell’evento con dolci e spumante, particolari che contribuiscono a delineare il carattere simbolico e fortemente identitario dell’affiliazione all’interno del sodalizio mafioso.
Le intercettazioni e i servizi di osservazione hanno anche restituito il quadro di un gruppo particolarmente prudente nelle proprie mosse. Emblematico quanto avvenne nei primi giorni di giugno 2023, in occasione della festa dell’Arma dei Carabinieri organizzata a Lecce: alla vista di un insolito numero di mezzi in circolazione, alcuni appartenenti al sodalizio sospettarono l’imminenza di una retata, si allontanarono dalle proprie abitazioni, salvo poi scoprire nelle ore successive che la presenza dei veicoli era strettamente connessa alle celebrazioni in corso.
Le indagini hanno infine ricostruito il coinvolgimento del sodalizio in numerosi episodi di violenza armata, tra cui il tentato omicidio commesso la sera del 28 dicembre 2022 a Squinzano ai danni di un pregiudicato del luogo, che si trovava presso un distributore di carburanti in via Lecce in compagnia della convivente e dei tre figli minori. La vittima, attinta da un colpo d’arma da fuoco a un piede, riusciva a trovare riparo dietro la cassa automatica dell’impianto, sottraendosi così alle ulteriori conseguenze dell’agguato. L’azione delittuosa, ripresa integralmente dall’impianto di videosorveglianza, è risultata eseguita con modalità riconducibili ai regolamenti di conti della criminalità organizzata locale, mediante l’utilizzo di un fucile tipo AK-47 Kalashnikov, arma da guerra ad alto potenziale offensivo.
Nel corso delle attività di riscontro sono stati altresì eseguiti 13 arresti in flagranza di reato per detenzione di stupefacenti e armi e sequestrati circa 3,6 Kg di marijuana, 1,5 Kg di hashish, 500 grammi di cocaina, il fucile tipo AK-47 Kalashnikov utilizzato nel tentato omicidio del 28 dicembre 2022, una pistola Beretta, ulteriori pistole e revolver con matricola abrasa, fucili modificati, parti di armi, numeroso munizionamento di vario calibro e polvere da sparo. Nel gergo del gruppo, le pistole utilizzate dai sodali venivano chiamate con nomi di donna, come “Giulia”, “Patrizia” e “Gisella”, ulteriore elemento che evidenzia la peculiarità e il carattere ritualizzato del rapporto con le armi all’interno della struttura criminale.
L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, costituisce un durissimo colpo alla criminalità organizzata del Nord Salento, avendo consentito di disarticolare un gruppo capace di coniugare traffico di stupefacenti, disponibilità di armi e sistematico ricorso alla violenza per affermare il proprio potere sul territorio. Di particolare rilievo investigativo è la documentazione dei summit e dei riti di affiliazione tradizionali, elementi che confermano come, anche nelle forme più evolute della criminalità mafiosa, il vincolo associativo continui a fondarsi su regole, simboli e ritualità che restano tuttora centrali nella coesione e nell’operatività del sodalizio.
Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e, fino a sentenza definitiva, gli indagati devono ritenersi non colpevoli.

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