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Truffa del "Falso Carabiniere": un arresto in Umbria


 Comando Provinciale di Terni - San Gemini, 27/05/2026 09:23

I Carabinieri della Stazione di San Gemini hanno tratto in arresto un 43enne tunisino, residente in provincia di Napoli e deferito in stato di libertà un 17enne straniero, entrambi già noti alle forze dell'ordine, ritenuti responsabili di truffa aggravata in concorso ai danni di una donna di 77 anni. L'intervento dei militari è scattato alle 10:30 in via Ternana, dove la pattuglia ha intercettato i due a bordo di un'auto, poi risultata noleggiata a Napoli, dopo la tempestiva segnalazione di un cittadino, insospettito dalle manovre del veicolo sul territorio. I successivi accertamenti hanno permesso di ricostruire l’episodio delittuoso, consumato pochi minuti prima del fermo con il cosiddetto "metodo del finto Carabiniere": un complice aveva contattato l'anziana sulla linea telefonica fissa spacciandosi per un Maresciallo dell'Arma, comunicandole che la figlia era in stato di arresto a causa del mancato pagamento di alcune bollette. Sotto shock e in preda all'agitazione, la vittima ha consegnato all'emissario giunto presso la sua abitazione - identificato poi nel 17enne - diversi monili in oro per un valore di circa 3.500,00 € e la somma in contanti di ulteriori 300 €. Per il 43enne è scattato l’arresto in flagranza e, dopo esser stato trattenuto in camera di sicurezza, è stato sottoposto a giudizio direttissimo, all’esito del quale il Giudice, nel convalidare l'arresto, ha disposto nei suoi confronti la misura dell'obbligo di dimora nel comune di provenienza. Inoltre, su richiesta della Stazione di San Gemini, la Questura di Terni ha emesso a suo carico un foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel comune umbro per tre anni. Il complice minorenne, su disposizione della competente Autorità Giudiziaria, è stato invece affidato ad una comunità del territorio ternano. Sono tuttora in corso le indagini per identificare ulteriori correi e rintracciare la refurtiva, che non è stata recuperata. A margine dell'operazione, il Comando Provinciale dell’Arma rinnova l'appello alla cittadinanza, in particolare alle fasce deboli, a diffidare di chiunque richieda denaro o gioielli per telefono: nessuna forza di polizia o ente istituzionale riscuote mai il pagamento di somme in denaro contante o altri beni di valore a domicilio a titolo di cauzione per presunte attività illecite. Il procedimento penale è nella fase del giudizio di primo grado e gli imputati non possono essere considerati colpevoli prima della condanna definitiva.

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