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Percepivano indebitamente il Vitalizio previsto per i familiari vittime della criminalità Organizzata

 Napoli, 3 febbraio 2021

Percepivano indebitamente il Vitalizio previsto per i familiari vittime della criminalità Organizzata

Comando Provinciale Napoli

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, di beni del valore di oltre 166.000 euro nei confronti di due donne, moglie e suocera di un affiliato al “clan Gionta”, sottoposte ad indagini per il reato di cui all’art. 316-ter c.p. (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) per avere indebitamente percepito per 15 anni il vitalizio previsto per i familiari delle vittime della criminalità organizzata.

La vicenda trae origine dalla cd. “strage di Sant’Alessandro”, allorchè, il 26 agosto 1984, un “gruppo di fuoco” della criminalità organizzata, a bordo di un autobus turistico, davanti al circolo dei pescatori a Torre Annunziata, nel Quadrilatero delle carceri, aprì il fuoco, uccidendo otto persone e cagionando il ferimento di altre sette persone.

Diciotto anni dopo, nel febbraio 2002, la moglie e la figlia di una delle vittime della strage (A.F.) avevano ottenuto dal Ministero dell’Interno un assegno “vitalizio” in qualità di familiari delle vittime della Camorra, ai sensi della L. 407/1998.

Tale beneficio economico era però incompatibile con il fatto che la figlia della vittima dell’agguato, nel 1999, si era sposata con un esponente del “clan Gionta”, I.P., detenuto, a far data dal 18.1.2017, nel carcere di Secondigliano per i reati di cui agli artt. 416-bis, 628, 629 c.p., nonché condannato con sentenza definitiva in data 18.6.2018 per i reati di cui agli artt. 12-quinquies L. n. 306/1992 e 73 DPR 309/1990.

L’intervenuto matrimonio era stato taciuto dalla donna, per poter continuare a beneficiare del vitalizio.

Allorchè, nel 2009, la Prefettura aveva richiesto reiteratamente alle due donne di aggiornare le informazioni sulla loro situazione familiare, al fine di poter verificare la loro estraneità ad ambienti criminali, requisito previsto dalla Legge per poter beneficiare del vitalizio, le due beneficiarie avevano omesso di rispondere ed avevano simulato una separazione consensuale tra i coniugi omologata in data 18.5.2010 dal Tribunale di Torre Annunziata.

Le indagini, espletate dalla Guardia di Finanza, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno consentito di accertare il carattere fittizio della separazione tra i coniugi, essendosi acclarato che, successivamente alla separazione, nel 2017, la coppia aveva avuto un’altra figlia e che la moglie (talvolta unitamente alla suocera) aveva continuato ad effettuare i colloqui con il marito nel carcere di Secondigliano, ove questi è tuttora ristretto.

L’importo del vitalizio indebitamente percepito dalle due donne sino alla data odierna è pari a 166.174,84 euro.

Il sequestro odierno da parte delle Fiamme Gialle, che stanno passando al vaglio le movimentazioni bancarie e finanziarie delle due donne, è stato reso possibile anche grazie alla stretta collaborazione con la Prefettura di Napoli.

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