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Tre misure cautelari per trasferimento fraudolento di valori

 


Comando Provinciale di Messina - Barcellona Pozzo di Gotto (ME), 29/07/2025 10:09

In data odierna, i Carabinieri della Compagnia di Barcellona P.G. hanno eseguito l’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina su conforme richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, con cui sono state disposte misure cautelari personali nei confronti di 3 persone (2 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), di cui all’allegato elenco, tra cui un esponente di spicco e storico appartenente al “gruppo dei Mazzarroti” (come accertato con sentenza di condanna passata in giudicato), articolazione della famiglia mafiosa “barcellonese”.
Il grave quadro indiziario raccolto ha consentito, allo stato ed in attesa della necessaria verifica giurisdizionale davanti al giudice terzo e imparziale e nel contraddittorio con le difese degli indagati, di giungere alla formulazione della contestazione del delitto di “trasferimento fraudolento di valori”, aggravato dal metodo e dalla finalità mafiosi; i fatti contestati risalgono al luglio 2023 e si sarebbero protratti nel corso del 2024.
Il provvedimento cautelare è stato emesso nell’ambito di un’indagine coordinata dalla DDA di Messina e delegata ai CC della Compagnia di Barcellona P.G., che ha documentato la perdurante operatività dell’esponente mafioso, già collaboratore di Giustizia, il quale, avvalendosi degli altri due indagati (fratelli), avrebbe esercitato ingerenza nelle attività economiche ed imprenditoriali nel territorio di Mazzarrà Sant’Andrea, imponendosi nel settore del movimento terra, avvalendosi, in alcune circostanze, di entrature negli uffici tecnici di quell’ente locale.
L’attività investigativa ha accertato l’attribuzione fittizia a un indagato, incensurato, di una impresa edile, in realtà gestita dal pregiudicato mafioso insieme al fratello del primo, i quali, prodigandosi per ottenere l’assegnazione di appalti da parte del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, avrebbero lucrato sull’affidamento dei medesimi lavori pubblici
L’esponente della criminalità organizzata mafiosa e l’altro co-indagato 36enne avrebbero di fatto gestito l’impresa  -fittiziamente-  intestata al fratello di quest’ultimo (proprio perché incensurato), attraverso una serie di comportamenti indicativi della intestazione fittizia, quali direttive imposte ai dipendenti; interessandosi delle pratiche amministrative funzionali all’esercizio dell’attività; curando la gestione dei mezzi d’opera; occupandosi delle trattative per gli acquisti dei beni strumentali all’esercizio dell’attività di impresa; procedendo alla ripartizione dei profitti, parte dei quali sarebbero giunti all’esponente mafioso anche grazie ad operazioni bancarie su conti correnti esteri, in modo da rendere più difficoltosa la tracciabilità dei passaggi del denaro. La ricostruzione delle opache operazioni bancarie è stata resa possibile, grazie agli strumenti della cooperazione giudiziaria diretta con altri Stati dell’Unione Europea.
In particolare, l’ex collaboratore di Giustizia, servendosi della propria riconosciuta caratura criminale, avrebbe: sostenuto l’impresa, accelerando la definizione di pratiche amministrative pendenti presso gli uffici tecnici del Comune di Mazzarà Sant’Andrea; perfezionato l’acquisto di mezzi meccanici riducendo le pretese economiche di altri imprenditori; indotto proprietari terrieri ad acconsentire a soluzioni individuate per la cessione di fondi in favore dell’azienda; consentito il parcheggio di mezzi dell’azienda, su suoli di sua proprietà.
E’ stato anche individuato il modo con cui una seconda ditta, sottoposta a interdittiva antimafia dal 2020 e di cui è titolare l’indagato 36enne, riceveva risorse pubbliche - alle quali non avrebbe potuto accedere - attraverso trasferimenti di denaro provenienti dalle attività dell’impresa fittiziamente intestata.
Infine, è stata documentata la condotta dell’indagato 59enne, il quale avrebbe operato per individuare e recuperare, con pressioni e intimidazioni, mezzi meccanici, già di proprietà di un’impresa confiscata a lui riferibile, in passato ceduti ad altri imprenditori.
Contestualmente, i Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto  hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo - emesso dal GIP in sede su conforme richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia - del capitale sociale e del compendio aziendale di 2 società edili, con sede a Mazzarrà Sant’Andrea, i cui titolari si identificano in 2 indagati; nonché di un impianto di frantumazione di inerti, di 2 terreni e 8 mezzi d’opera nella disponibilità delle 2 imprese, per un valore complessivo di oltre 500.000 euro.
Quanto sopra, ai fini del corretto esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, nonché tenuto conto dell’interesse pubblico ad una chiara esposizione dei fatti, sia pure nel doveroso riserbo di ulteriori elementi in ragione della attuale fase delle indagini preliminari. Con la precisazione che il procedimento è, allo stato, nella fase delle indagini preliminari, nella quale i soggetti indagati sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la puntualizzazione che l’eventuale giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell'assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli stessi indagati, nonché con la restituzione ai medesimi indagati dei beni oggi tratti in giudiziale sequestro.

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